2002, Paola Cavallin – Nespole, nurzie e camionare

Paola Cavallin, 2002. Nespole, nurzie e camionare. Il lesbismo a Bologna anni ’70 e ’80. Prefazione di Daniela Danna. [Roma]: Edizioni BLI (Biblioteca Lesbica Indispensabile), pp. 61.

♦  BLI è un progetto editoriale congiunto di due associazioni: del CLI (Collegamento Lesbiche Italiane) di Roma e di Azione Gay e Lesbica di Firenze. Questo volume è quindi sia lo Squaderno n. 5 della collana di ALI (Archivi Lesbici Italiani, del CLI), sia il n. 7 di Finisterrae, periodico di Azione Gay e Lesbica.

♦  Libro basato su una serie di interviste raccolte da Cavallin negli anni 1994-1995 e sulla consultazione di documenti e pubblicazioni nell’ambito dell’attività dell’autrice presso il Centro documentazione del Cassero, Bologna.

♦  Qui l’ultimo capitolo del libro dove vengono elencati i vari nomi usati per (non) dire “lesbica”; più in basso il link  alla scansione del libro in formato PDF e al testo in formato DOCX

“Per quanto piccola, la comunità lesbica bolognese ha sviluppato un suo gergo. La voce gergale più fantasiosa è certo il termine nurzia, felicemente coniato una sera del 1982 in un’osteria di S. Giovanni in Persiceto da Lorella e Loretta. La fulminante idea prese forma davanti ad un grande specchio che portava disegnate in stile liberty due graziose e leggiadre donzelle coperte di sensuali e svolazzanti stoffe su un fondo azzurro cielo. Le due sorridono felici perché, ci suggerisce la pubblicità, hanno appena scoperto i torroncini delle famose sorelle Nurzia. Ma si sa la fantasia lesbica raggiunge vette impensabili, e sulla spiegazione di tanti sorrisi ognuna può dire la propria. Fatto sta che da allora la parola è servita a designare la lesbica bolognese, quella normalina, tipo studentessa o impiegata, quella che fa di tutto per rendersi anonima e invisibile. La parola ha avuto il suo momento di splendore negli anni ’80, mentre ora è conosciuta da poche ragazze delle nuove generazioni. La si utilizza nei luoghi deputati, ma più ancora in quelli pubblici per non farsi riconoscere immediatamente e per evitare la parola lesbica che ancora molte fanno fatica a pronunciare.

E così, sempre all’insegna del camuffamento, si conia un altro nuovo termine per indicare il Cassero, il quale, sulle labbra di lesbiche che parlano in luoghi pubblici, diventa cappero.

In Romagna, ho scoperto, diventiamo inspiegabilmente tutte nespole, mentre a Ferrara e dintorni, se siete appetibili, ovvero bellocce, vi sentirete dare dell’unta, ma sempre e rigorosamente tra suore o sorelle. Per essere iniziate a tale criptolinguaggio bisogna essere tutte della famiglia o, per non dimenticarci del nostro caro paese cattolico, della parrocchia.

La camionara invece, è sempre la solita, puoi chiamarla maschia, sgrunt o con il più internazionale butch, lei rimane fedele al suo look e al suo modo di fare.

L’elenco dei neologismi lesbici finisce qui. Si tratta solo di un dizionarietto”.


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