1949, Natale Bardelle – La canzone dell’Uomo-Donna

La canzone dell’Uomo-Donna. Versi di N. Bardelle

“Tra i cantori veneti, Natale Bardelle (Cavarzere (Venezia), 1905 – Schio (Vicenza ), 1968), detto Saltapasti, collaborò ripetutamente con Piazza e De Antiquis anche nella realizzazione di testi, come si evince da vari canzonieri citati in G.P. Borghi-G. Vezzani, “C’era una volta un ‘treppo ‘É”. Cantastorie e poeti popolari in Italia Settentrionale dalla fine dell ‘Ottocento agli anni Ottanta, II, Sala Bolognese (Bologna), 1988, pp. 91-94″. <- Il Cantastorie – Issues 63-69 – Page 38, 2003; Google Books

Originale in WikiPink che data il “foglio volante” al 1949 circa.


A Venezia un uomo-donna
paribon zibon zibon
ha gettato via la gonna
paribon zibon zibon
si è messa i pantaloni
ma gli mancano i bottoni
daghela ben biondina
daghela ben bionda.

Il suo nome dell’infanzia
rinnegava lei con ansia
per non chiamarsi Carolina
gettò via la sottanina

Aveva allor quattordici anni
quando da uomo indossò i panni
per cambiare il traguardo
si fà chiamare Edoardo

E così si dà al mestiere
vero e bravo cameriere
sapeva bene ingannare
la Barista per sposare

La prima notte con premura
la sua sposa in gran sverzura
lei cercava tutto invano
non ci rimase gnente in mano

Incomincia il battibecco
ma si accordano sul letto
l’uomo-donna autorizzava
per lei un amico gli trovava

Avvenne la combinazione
con un bell’uom fè relazione
e così questa sposina
dà alla luce una bambina

L’uomo-donna è felce
la bambina è sua a tutti dice
nessuno può più sospettare
perché papà si fa chiamare

Se non si ammala da morite
non potevano scoprire
Il Dottore senza sbaglio
al centro ha visto che c’è il taglio

E’ una donna battezzata
con un’altra donna s’è sposata
quando arrivava quell’amico
accontentava moglie e marito


http://www.leswiki.it/repository/testi/1949bardelle-a_canzone_dell’uomo-donna.jpg




1930, Friedrich Hollaender – Ich bin von Kopf bis Fuß auf Liebe eingestellt

Friedrich Hollaender [Frederick Hollander], 1930. «Ich bin von Kopf bis Fuß auf Liebe eingestellt»

Cantata da Marlene Marlene nell’Angelo azzurro (Der Blaue Engel);  la famosissima versione inglese (che non è una traduzione del testo originale) è «Falling in love again». I sottotoni lesbici sono stati messi in rilievo anche da http://bistroawards.com/reviews/83-micaela-leon-a-adrienne-haan.html. Qui la traduzione italiana da http://lyricstranslate.com

 

 


Ich bin von Kopf bis Fuß Auf Liebe

Ein rätselhafter Schimmer,
Ein “je ne sais-pas-quoi”
Liegt in den Augen immer
Bei einer schönen Frau.
Doch wenn sich meine Augen
Bei einem vis-à-vis
Ganz tief in seine saugen
Was sprechen dann sie?

Ich bin von Kopf bis Fuß
Auf Liebe eingestellt,
Denn das ist meine Welt.
Und sonst gar nichts.
Das ist, was soll ich machen,
Meine Natur,
Ich kann halt lieben nur
Und sonst gar nichts.

Männer umschwirr’n mich,
Wie Motten um das Licht.
Und wenn sie verbrennen,
Ja dafür kann ich nicht.
Ich bin von Kopf bis Fuß
Ich kann halt lieben nur

Was bebt in meinen Händen,
In ihrem heißen Druck?
Sie möchten sich verschwenden
Sie haben nie genug.
Ihr werdet mir verzeihen,
Ihr müßt’ es halt versteh’n,
Es lockt mich stets von neuem.
Ich find’ es so schön!

Ich bin von Kopf bis Fuß
Denn das ist meine Welt,
Das ist, was soll ich machen,
Ich kann halt lieben nur

Männer umschwirr’n mich,
Und wenn sie verbrennen,
Ich bin von Kopf bis Fuß
Ich kann halt lieben nur

Dalla testa ai piedi sono fatta per l’amore

Un lampo misterioso
un certo non so che
sprigiona sempre dagli occhi
di una bella donna.
Ma quando i miei occhi
in un solitario incontro
nei suoi sprofondano
cosa vorranno dirci?

Io sono dalla testa ai piedi
fatta per l’amore
perché tale è il mio mondo
e nient’altro che questo
è quel che devo fare
è la mia natura
posso solo amare
e nient’altro che questo.

Gli uomini mi svolazzano
intorno come falene ad una luce
e pure se si bruciano
non posso farci niente,
io sono dalla testa ai piedi
fatta per l’amore

Cosa fa tremare le mie mani
alla loro calde carezze?
Essi bramano perdersi
e non gli basta mai,
voi vorrete scusarmi,
sforzatevi di capirmi,
io ci ricasco come la prima volta,
e mi pare bellissimo.

Io sono dalla testa ai piedi
fatta per l’amore
perché tale è il mio mondo
e nient’altro che questo.

Gli uomini mi svolazzano
e pure se si bruciano,
io sono dalla testa ai piedi
fatta per l’amore…

 


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Le canzoni del cabaret berlinese degli anni ’20




1929, Alfred Strauss – Wenn Du einmal dein Herz verschenkst

Alfred Strauss, 1929. «Wenn Du einmal dein Herz verschenkst» («Se un giorno vorrai donare il tuo cuore»)

 

 


Wenn du einmal dein Herz verschenkst

Alle Männer sehn dich an,
alle Männer flehn dich an,
doch keiner hat bis jetzt ein Recht auf dich.
Aber ich weiß ganz genau,
einmal liegt doch jede Frau
naht eine schwache Stunde denn nun mich?

Wenn du einmal dein Herz verschenkst,
dann schenk es mir!
Und wenn du mal ans Küssen denkst,
dann komm zu mir!
Mein Liebling, ich erwarte dich
vor meiner Tür,
und ist mein Zimmer noch so klein,
es reicht bestimmt zum Glücklichsein!
Drum wenn du mal dein Herz verschenkst,
dann schenk es, bitte, mir.

Wenn du einen Blick verschenkst,
mal ein Stückchen Glück verschenkst,
ich schwöre dir, dass mich das nicht geniert.
Eine Frau schenkt mancherlei,
doch ich finde nichts dabei.
nur eines …. , bitte, ….. mir*:

Wenn du einmal dein Herz verschenkst,
dann schenk es mir!
Und wenn du mal ans Küssen denkst,
dann komm zum mir!
Mein Liebling ich erwarte dich
vor meiner Tür,
und ist mein Zimmer noch so klein,
es reicht bestimmt zum Glücklichsein!
Drum wenn du mal dein Herz verschenkst,
dann schenk es bitte mir.

 

Se un giorno dovessi donare il tuo cuore

Tutti gli uomini ti guardano,
tutti gli uomini t’implorano,
ma tu ancora non sei di nessuno.
Ma io sono certa
che ogni donna prima o poi si lascia andare.
Forse che tu ti lascerai andare a me?

Se un giorno dovessi donare il tuo cuore
donalo a me!
E se stai pensando a un bacio
vieni da me!
Amore, ti aspetto
davanti alla mia porta,
e per quanto piccola sia la mia stanza,
basterà certo per la felicità!
Perciò se un giorno dovessi donare il tuo cuore,
ti prego, donalo a me!

Se regali uno sguardo a qualcuno,
se doni un briciolo di felicità,
ti giuro che non mi dà fastidio.
Una donna regala tante cose
e io non ci trovo nulla di male
ma di una cosa ti prego, …..

Se un giorno dovessi donare il tuo cuore
donalo a me!
E se stai pensando a un bacio
vieni da me!
Amore, ti aspetto
davanti alla mia porta,
e per quanto piccola sia la mia stanza,
basterà certo per la felicità!
Perciò se un giorno dovessi donare il tuo cuore,
ti prego, donalo a me!

 

* incomprensibile a causa della cattiva qualità della registrazione


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Le canzoni del cabaret berlinese degli anni ’20




1928, Willy Hagen – Hannelore

Willy Hagen, testo e Horst Platen, musica, 1928. «Hannelore»

Presente nella raccolta: Die schwule Plattenkiste – vom Hirschfeldlied zum lila Lied, Schwules und lesbisches in historischen Aufnahmen 1908 – 1933, nell’interpretazione di Claire Waldoff. Tradotta da Paolo Pergher per il sito di Giovanni Dall’Orto


Claire Waldoff

 

In versione moderna, interpretata da Sigrid Grajek


 

Hannelore, Hannelore

Hannelore wohnt am Hall’schen Tor
bei einer Blumenfrau.
Hannelore singt Revue im Chor,
man hört es nicht jenau.
Doch wo sie ist und wo sie stand,
da war’n die Kerls außer Rand und Band,
besonders so im Mai.

Und voller Lenz und Liebesdrang
Schrieb eener mal auf eene Bank
die schöne Melodei:
Hannelore, Hannelore,
schönstes Kind vom Hall’schen Tore.
Süßes reizendes Geschöpfchen
mit dem schönsten Bubiköpfchen,
keiner unterscheiden kann,
ob du Weib bist oder Mann!
Hannelore, Hannelore,
schönstes Kind vom Hall’schen Tor.

Hannelore jeht ufn Reimann Ball
im hochjeschloss’nen Kleid.
Nachher sitzt sie im Ludenstall
zu früher Morjenzeit.
Sie tropft in die Augen Atropin
und schnupft ´ne Handvoll Kokain,
besonders so im Mai.
Sie macht in Weltverjessenheit,
und ab und zu in Sinnlichkeit,
och det jeht schnell vorbei.

Hannelore, Hannelore
Schönstes Kind vom Hall’schen Tore.
Süßes reizendes Geschöpfchen
mit dem schönsten Bubiköpfchen,
keiner unterscheiden kann,
ob du Weib bist oder Mann!
Hannelore, Hannelore
Schönstes Kind vom Hall’schen Tor.

Hannelore trägt ein Smokingkleid
und einen Bindeschlips,
trägt ein Monokel jederzeit
am Band von Seidenrips.
Sie boxt, sie boxt, sie golft, sie steppt,
und unter uns jesagt, sie neppt,
besonders so im Mai.
Es hat mir einer anvertraut,
sie hat ´n Bräutijam und ´ne Braut.
Doch dies bloß nebenbei.

Hannelore, Hannelore
Schönstes Kind vom Hall’schen Tore.
Süßes reizendes Geschöpfchen
mit dem schönsten Bubiköpfchen,
keiner unterscheiden kann,
ob du Weib bist oder Mann.
Hannelore, Hannelore
Schönstes Kind vom Hall’schen Tor.


Hannelore Hannelore

Hannelore abita vicino a Porta Halle [1]
da una fioraia.
Hannelore canta in coro al varietà,
la si sente a malapena.
Ma dovunque c’è lei,
gli uomini impazziscono,
specialmente verso maggio.

E nell’impeto d’amore primaverile
un tale ha scritto su una panchina
questo bel motivetto:
Hannelore, Hannelore,
bella pupa di Porta Halle,
dolce, graziosa creaturina
con i capelli a caschetto.
Nessuno sa dire
se sei donna o uomo
Hannelore, Hannelore,
bella pupa di Porta Halle.

Hannelore va al ballo di Reimann [2]
nel suo abitino accollato.
Poi se ne sta seduta coi magnaccia
fino all’alba.
Si mette le gocce di atropina [3]
tira una manciata di cocaina,
specialmente verso maggio.
Quando lo fa si dimentica di tutto,
ogni tanto è anche sensuale,
soltanto che dura poco.

Hannelore, Hannelore
bella pupa di Porta Halle,
dolce, graziosa creaturina
con i capelli a caschetto.
Nessuno sa dire
se sei donna o uomo
Hannelore, Hannelore,
bella pupa di Porta Halle.

Hannelore indossa smoking
e cravatta,
ha sempre con sé un monocolo
legato a un nastro canneté di seta.
Pratica la boxe, il golf, balla il tip-tap,
e, detto fra noi, è anche truffaldina,
specialmente verso maggio.
Un tale mi ha confidato
che ha un marito e anche una moglie,
ma soltanto a tempo perso.

Hannelore, Hannelore
bella pupa di Porta Halle,
dolce, graziosa creaturina
con i capelli a caschetto.
Nessuno sa dire
se sei donna o uomo
Hannelore, Hannelore,
bella pupa di Porta Halle.


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Le canzoni del cabaret berlinese degli anni ’20




1928, Friedrich Hollaender – Gesetzt den Fall

Friedrich Hollaender [Frederick Hollander], 1928. «Gesetzt den Fall» («Metti il caso»)

 

Traduzione dal tedesco per il LesWiki di Alessandra Musio

Qui una clip audio cantata da Ute Lemper http://www.frederickhollandermusic.com/?p=audioclips&search=abc&find=G&x=abc&start=0&rows=4&cmd=findsong


 

Gesetzt den Fall,
kein Grund, sich drüber aufzuregen,
Gesetzt den Fall,
du bist um etwas Geld verlegen;
gesetzt den Fall,
daß dir so was noch nie passiert ist;
gesetzt den Fall,
daß du dabei etwas geniert bist;
gesetzt den Fall,
ein Finanzier läßt sich wo blicken;
gesetzt den Fall,
du weißt es nicht recht auszudrücken,
wenn dann der Mann
zwischen den Zeilen bißchen lesen kann,
blick ihn nur mit einem Auge an, hm, hm!

Sie wissen, was ich meine,
und ich weiß, was Sie meinen,
und ich weiß, daß Sie’s wissen,
und Sie wissen, daß ich’s weiß
Also sein wir diskret, also sein wir gescheit,
und verliern wir kein Wort mehr über die Angelegenheit.

Gesetzt den Fall,
daß sich zwei Frauen spinnefeind sind,
gesetzt den Fall,
daß sie es wegen einem Freund sind,
gesetzt den Fall,
der Freund betrügt sie alle beide,
gesetzt den Fall,
sie treffen sich in ihrem Leide,
gesetzt den Fall,
und trauern beide um den Schönen,
gesetzt den Fall,
die eine stiehlt der andern Tränen;
könnt’s da nicht sein,
wenn eine mit der andern so allein,
daß sie, wenn sie, falls sie eventuell,
hm, hm!

Sie wissen, was ich meine,
und ich weiß, was Sie meinen,
und ich weiß, daß Sie’s wissen,
und Sie wissen, daß ich’s weiß
Also sein wir diskret, also sein wir gescheit,
und verliern wir kein Wort mehr über die Angelegenheit.

 

Metti il caso,
non è nessun motivo per esserne inquietato,
Metti il caso,
di essere in difficoltà per un po’ di denaro,
metti il caso
che non ti era ancora mai capitato,
metti il caso,
che ne sei un po’ imbarazzato,
metti il caso
che compaia un finanziatore,
metti il caso
che tu cominci a fare giri di parole,
quando allora l’uomo
riesce a leggere un po’ tra le righe,
osservalo con un occhio solo, hm, hm!

Lei sa, che cosa io intendo,
e io so, che cosa Lei intenda,
e io so che Lei lo sa,
e Lui sa che io lo so.
E allora, siamo discreti, siamo seri,
e non sprechiamo più parole sulla faccenda.

Metti il caso
Che due donne siano tra loro irriducibili nemiche,
metti il caso,
che lo siano a causa di un amante,
metti il caso
che l’amante le tradisca tutt’e due,
metti il caso
che si incontrino nel proprio dolore,
metti il caso
che entrambe piangano sul bello,
metti il caso,
che una asciughi le lacrime all’altra;
non potrebbe essere
se una con l’altra, cosi sola,
che lei, se lei, in caso lei eventualmente,
hm, hm!

Lei sa che cosa intendo
e io so, che cosa Lei intenda,
e io so, che Lei lo sa,
e Lei sa che io lo so,
E allora, siamo discreti, siamo seri,
e non sprechiamo più parole sulla faccenda.





1924, Marcellus Schiffer – Maskulinum, Femininum

Marcellus Schiffer, testo e Mischa Spoliansky, musica, 1921-1924. «Maskulinum – Femininum» («Maschile – Femminile»)

 

Una canzone del 1926 con lo stesso soggetto, in inglese,  “Masculine Women! Feminine Men!” allo http://youtu.be/iSlfQ49Bq1s e allo http://youtu.be/dGIY2LfrREY

 


War ein Maskulinum und ein Femininum, hatten beide sich so gern!
Sprach das Maskulinum zu dem Femininum
“Ich vertrau dir etwas ganz intern!”
Du bist Femininum, doch sehr maskulinum,
ich bin maskulinum doch sehr femininum.

So ein Maskulinum und ein Femininum
die sind heutzutage streng modern!
Darum liebes Femininum, sei mein Maskulinum,
ich dein Femininum und dann,
was uns beiden fehlte,
was uns beide quälte, ist vorbei.

Und das Femininum ging als Maskulinum,
trug ‘nen Frack und einen Stock,
und das Maskulinum ging als Femininum,
trug die Haare lang und einen Rock,
und das Femininum kämpft’ fürs Maskulinum,
und das Maskulinum kocht’ fürs Femininum,
doch das Maskulinum und das Femininum schossen beide einen Bock!

Ja, ja, denn das Femininum bleibt fürs Maskulinum
doch das Femininum
und schwupps, was beiden fehlte,
was sie beide quälte, war vorbei.
Denn ein Femininum bleibt ein Femininum,
wo es weiter keiner sieht!
Und ein Maskulinum bleibt ein Maskulinum
mit den Männern stets in Reih’ und Glied!

Und das maskuline starke Femininum
schenkt dem femininen schwachen Maskulinum
etwas schwaches, starkes masku-feminines,
einen kleinen Hermaphrodit!
Ja, ja, ein neutrales Neutrum;
ein fatales Neutrum,
ein totales Neutrum.
O Gott, wie dieses Maskulinum
macht das Femininum nutt, nutt, nutt.

C’erano un maschile e un femminile che si piacevano così tanto!
Disse il maschile al femminile
“Ti confido qualcosa nel profondo al mio interno!”
Tu sei un femminile, ma molto maschile,
io sono un maschile, ma molto femminile.

Un tale maschile e un tale femminile
al giorno d’oggi sono un fatto proprio moderno.
Perciò caro femminile, sii tu il mio maschile,
io sarò il tuo femminile, e poi
quello che ad entrambi è mancato,
quello che ci ha tormentato, farà parte del passato.

E il femminile passò per maschile,
un frack e un bastone prese a portare,
e il maschile passò per femminile,
i capelli lunghi, una gonna cominciò ad indossare,
e il femminile battagliò per il maschile,
e il maschile cucinò per il femminile,
ma per maschile e femminile la cosa non doveva girare!

Sì sì, perché per il maschile il femminile
sempre il femminile rimane,
e ops, quello che a entrambi mancava,
quello che lii tormentava, al passato apparteneva.
Perché un femminile rimane un femminile
dove a vedere più non si arriva!
E un maschile rimane un maschile
con gli altri uomini perfettamente in riga!

E il femminile forte-maschile
regala al maschile debole-femminile
qualcosa di debole, forte maschil-femminile,
un piccolo ermafrodita!
Sì sì, un neutro neutro,
un inequivocabile neutro,
un totale neutro.
Oddio, come fa il femminile
questo maschile, dubi dubi dum


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Le canzoni del cabaret tedesco degli anni ’20

 


 




1920, Kurt Schwabach – Das lila Lied

Kurt Schwabach, testo e Mischa Spoliansky, musica, 1920. «Das Lila Lied» («La canzone viola»).

Traduzione dal tedesco per il LesWiki di Alessandra Musio. File audio allo http://weimar.facinghistory.org/sites/weimar.facinghistory.org/files/Das_Lila_Lied.mp3; sembra l’avesse dedicata a  Magnus Hirschfeld. Un’altra traduzione della stessa canzone sul sito di Giovanni Dall’Orto


Was will man nur? Ist das Kultur,
daß jeder Mensch verpönt ist,
der klug und gut, jedoch mit Blut
von eigner Art durchströmt ist,
daß grade die Kategorie
vor dem Gesetz verbannt ist,
die im Gefühl, bei Lust und Spiel
und in der Art verwandt ist?
Und dennoch sind die meisten stolz,
daß sie von anderm Holz!

Wir sind nun einmal anders, als die andern,
die nur im Gleichschritt der Moral geliebt,
neugierig erst durch tausend Wunder wandern,
und für die ‘s doch nur das Banale gibt.
Wir aber wissen nicht, wie das Gefühl ist,
denn wir sind alle andrer Welten Kind;
wir lieben nur die lila Nacht, die schwül ist,
weil wir ja anders als die andern sind.

Wozu die Qual, uns die Moral
der andern aufzudrängen?
Wir, hört geschwind, sind wie wir sind,
selbst wollte man uns hängen.
Wer aber denkt, daß man uns hängt,
den müßte man beweinen,
doch bald gebt acht, es wird über Nacht
auch unsre Sonne scheinen.
Dann haben wir das gleiche Recht erstritten,
wir leiden nicht mehr, sondern sind gelitten.
Wir sind nun einmal anders.

Che si pretende ora? E’ civiltà questa
che emargina uomini
buoni e intelligenti,
pervasi solo da un sangue
di natura esclusiva,
che per legge bandisce proprio la categoria
nel modo di essere unita
e nel sentire, nella gioia e nel gioco?
Eppure i più sono orgogliosi
di avere altre radici!

Siamo solo altri dagli altri
che hanno amato ossequiando la morale,
vagano prima curiosi tra mille meraviglie
per loro tanto non c’è che il banale.
Ma questo sentimento noi non conosciamo
perchè figli di altri mondi tutti siamo,
amiamo solo la notte viola, una notte molto calda[1],
perchè altri dagli altri davvero siamo.

A che il tormento
per imporci la morale d’altri?
Si ascolti bene, noi siamo come siamo
anche se volessero impiccarci.
Ma chi pensa che ci si lasci impiccare,
sarebbe da commiserare,
perchè, fate attenzione, oltre la notte
splenderà presto anche il nostro sole.
Allora, con la lotta, pari diritti
raggiunto avremo,
ci subiranno, non più subiremo.

NOTE ALLA TRADUZIONE

1. Con molto calda si e’ tradotto l’aggettivo schwül che propriamente significa afoso, caldo in maniera opprimente (per alta percentuale di umidita’). Schwul, senza umlaut, e’ una forma anteriore di schwül, e gia’ nel 19 secolo comincio’ ad essere usata nella lingua di tutti i giorni anche per indicare l’omosessuale di sesso maschile, in senso spregiativo. Da notare il legame, per il comune coinvolgimento dell’idea di “calore”, con un’altra espressione in uso per indicare gli omosessuali: warmen Brüder, ovvero, alla lettera, fratelli caldi, che si tengono caldi.
L’aggettivo warm (caldo), inoltre, senza alcun riferimento ai gay, puo’ segnalare l’esistenza di un rapporto divenuto piu’ cordiale. Si veda per es. l’espressione warm werden: diventare piu’ intimi, conoscersi meglio. E’ chiaro che l’autore di Das Lila Lied ha ben presente la doppia valenza di schwül/schwul, e quindi la notte, oltre che molto calda, e’ anche frocia, gaia. Col nascere del movimento lgbt, e secondo la pratica di lesbiche e gay militanti di rivendicare come proprio appellativo il termine che la maggioranza dei “normali” usa o ha usato come offesa, in anni piu’ recenti i gay (solo) di sesso maschile in Germania si sono auto-nominati Schwule. Ormai si indicano correntemente cosi’, e il sostantivo ha perso del tutto la sua connotazione spregiativa.


 

Nel LesWiki:

Canzoni del cabaret tedesco degli anni ’20




1984, David Riondino e Lu Colombo – Aurora

Colombo, Lu [Luisa], 1984. “Aurora” (45 giri).

 


 

Dal sito di Giovanni Dall’Orto, allo http://www.giovannidallorto.com/canzoni/1984/1984.html#aurora :

“Ecco una canzone insolita da una cantante altrettanto insolita. Lu Colombo ebbe nel 1980 un flash improvviso di celebrità delirante con un “tormentone” estivo, “Maracaibo”, e da quel momento fu condannata implacabilmente alla coazione a ripetere, cercando (invano) di fare il bis con motivetti estivi con nomi di località esotiche nel titolo, arrivando per disperazione nel 1985 a quello della più improbabile capitale africana,Ouagadougou! Del filone dell'”esotismo improbabile” fa parte anche questo “Aurora”, ambientata nel sudest asiatico in un passato non meglio definito (Istanbul vi è chiamata “Costantinopoli”, nome abbandonato nel lontano 1930). La copertina del disco si affanna a spiegare che il testo è tratto dai “diari di bordo” (?) “di Antonio Colonna, nobiluomo romano disperso nei mari del Sud alla ricerca di Aurora”, il che è come dire che è un’invenzione letteraria e morta lì (in fondo, anche “Maracaibo” ha per protagonista una ballerina / trafficante d’armi amante di Fidel Castro / Miguél, la quale non è certo un personaggio reale). L’avviso (excusatio non petita…) sulla copertina si spiega con il fatto che la ricerca di questa donna viene cantata in prima persona da una donna, senza ulteriori giustificazioni o motivazioni. E chiunque oda la canzone senza aver mai visto la copertina del disco l’ascolterà, semplicemente, come il racconto dell’ossessione amorosa d’una donna per un’altra donna. Oltre tutto la canzone in sé non è affatto cretina. Il ritmo è carino (e saltellante quel tanto che basta per farci i “trenini” nei villaggi turistici estivi!), le parole e la musica s’incastrano con una cura minuziosa insolita per una canzonetta di questo livello, e infine il testo ha uno spessore decisamente superiore a quello della media delle canzonette estive.

Aurora vi appare (fin dal nome) il simbolo della vita vissuta come ricerca impossibile d’un ideale che sfugge, e non si lascia mai raggiungere (un ideale, oltre tutto, indegno, visto che le compagnie che frequenta (trafficanti, contrabbandieri) fan capire che lei è sostanzialmente una squillo d’alto bordo)”.

Sull’interprete, vedi allo http://it.wikipedia.org/wiki/Lu_Colombo

Il testo completo della canzone allo http://angolotesti.leonardo.it/L/testi_canzoni_lu_colombo_3884/testo_canzone_aurora_755162.html

 


Arrivati a Costantinopoli la crociera si dové interrompere
Perché il marinaio indiano aveva assassinato il capitano
Alla gendarmeria di porto un ufficiale italiano
Ci invitò per la serata ad un ricevimento all’ambasciata
La prima volta che la vidi entrare era vestita di seta nera
I capelli tagliati corti e uno sguardo da pantera
La moglie di un diplomatico mi disse si chiamava Aurora
Era li col viceconsole britannico in partenza per Singapore
[…]


 




1926, Friedrich Hollaender – Raus mit den Männern

Friedrich Hollaender [Frederick Hollander], 1926. «Raus mit den Männern» («Basta con gli uomini!»).

 
Traduzione dal tedesco per il LesWiki di Alessandra Musio. La canzone era nella rivista Von Mund zu Mund e fu scritta da Frederick Hollander (Friedrich Hollaender)  per Claire Waldoff.

Claire Waldoff

 


Qui interpretata da Sigrid Grajek
 

Raus mit den Männern Basta con gli uomini!

Es geht durch die ganze Historie
ein Ruf nach Emanzipation
vom Menschen bis zur Infusorie
überall will das Weib auf den Thron.
Vom Hawai-Neger bis zur Berliner Range
braust ein Ruf wie Donnerhall daher:
Was die Männer können, können wir schon lange
und vielleicht ‘ne ganze Ecke mehr.

Raus mit den Männern aus dem Reichstag,
und raus mit den Männern aus dem Landtag,
und raus mit den Mànnern aus dem Herrenhaus,
wir machen draus ein Frauenhaus!
Raus mit den Männern aus dem Dasein,
und raus mit den Männern aus dem Hiersein,
und raus mit den Männern aus dem Dortsein,
sie müßten schon längst fort sein.

Ja: raus mit den Männern aus dem Bau,
und rein in die Dinger mit der Frau!
Es liegn in der Wiege und brüllen
die zukünft’gen Männer ganz klein.
Die Amme, die Meistrin im Stillen,
flößt die Kraft ihnen schluckweise ein.
Von der vielen Flößung aus Flasche, Brust und Becher,
ach wir dummen Frauen sind ja Schuld!

Werdn sie immer stärker, werdn sie immer frecher,
da verliert man schließlich die Geduld.
Raus mit den Mànnern, usw.

Die Männer habn alle Berufe,
sind Schutzmann und sind Philosoph,
sie klettern von Stufe zu Stufe,
in der Küche stehn wir und sind doof.
Sie bekommen Orden, wir bekommen Schwielen,
liebe Schwestern, es ist eine Schmach.
Ja sie traun sich gar, die Politik zu spielen,
aber, na, die ist ja auch danach!

Raus mit den Mànnern, usw.

 

Percorre l’intera storia
un richiamo all’emancipazione
dall’essere umano agli infusori (1)
ovunque si vuole la donna in trono.
Da Neger delle Hawai(2) alla maschietta di Berlino(3)
sale un grido come suono di tuono:
sappiamo farlo da tempo, quello che fanno gli uomini,
e forse anche un bel po’ di più.

Basta con gli uomini nel parlamento centrale,
e basta con gli uomini nel parlamento locale,
e basta con gli uomini nella casa di lorsignori
facciamone una casa delle donne!
Basta con gli uomini sempre presenti,
e basta con gli uomini presenti qui,
e basta con gli uomini presenti là,
già da molto dovrebbero essere lontani.

Sì: fuori gli uomini dal palazzo
e avanti con le donne nelle cose.

Stanno nella culla e urlano
i futuri uomini da piccoli.
La balia, nell’allattare esperta,
gli infonde forza sorso dopo sorso.
Di tanto far fluire da seni tazze e poppatoi,
ah sciocche donne, siamo noi colpevoli!

Sempre più forti loro, sempre più sfacciati,
così alla fine piu’ non ne possiamo.

Basta con gli uomini, ecc.

Agli uomini tutte le professioni,
fanno i poliziotti e fanno filosofia,
a loro di scalare gradini su gradini,
a noi di stare in cucina, e mostrare idiozia.
Loro ricevono medaglie, noi ci prendiamo i calli,
care sorelle è un’umiliazione.
Già, persino politica si permettono di fare
ed ecco qual è la nostra condizione!

Basta con gli uomini, ecc.

NOTE ALLA TRADUZIONE:

1. Si chiamano anche così gli organismi unicellulari appartenenti a una classe dei protozoi: i ciliati. I protozoi, com’è noto, sono, nella scala evolutiva degli esseri viventi, quelli con l’organizzazione più elementare. L’autore usa questo termine “colto” per esigenze di rima, oltrechè con intento ironico.

2. Il “Neger” a cui ci si riferisce non è un ” negro” bensi’ Ernst Neger (1909-1989) un cantante, interprete di canzoni leggere, che divenne molto popolare a partire dalla meta’ degli anni ’20 dopo che, negli anni precedenti, si era esibito per puro diletto, nelle sale di trattorie, osterie e durante le manifestazioni del carnevale di Magonza, la sua citta’. Una delle sue canzoni piu’ note s’intitola Es gibt kein Bier auf Hawaii (Non c’e’ birra alle Hawai).
Non abbandono’ mai la sua professione di conciatetti, l’artigiano edile specializzato nella costruzione di tetti. Grazie al suo successo come cantante, anche la piccola impresa artigiana del padre, presso cui Neger figlio lavorava, comincio’ a consolidare le sue credenziali, fino a diventare e a rimanere col tempo una delle piu’ importanti nel suo settore.

3. E’ verosimile che qui si alluda a Die Berliner Range, un racconto umoristico, scritto in altdeutsch (antico tedesco), che riscosse un grande successo di pubblico agli inizi del ‘900. Dal primo romanzo l’autore, Ernst Georgy, sviluppo’ poi altri episodi, sicchè Die Berliner Range divenne il titolo di una serie composta da dieci volumi. (Vedi http://www.rohlands.com/ak/berlin8.JPG). L’opera fu anche oggetto di due riduzioni cinematografiche: un lungometraggio nel 1913 e una serie di corti nel 1921. Il termine die Range è ormai desueto. Di genere femminile, nella sua accezione di “ragazzaccio” puo’ trovarsi riferito tanto a un ragazzo quanto a una ragazza. Mentre nel primo caso indica un giovane molto vivace, ma anche maleducato e sfacciato, nel secondo significa piu’ in particolare una ragazza con spirito d’ iniziativa e che preferisce giochi, attività, modi di fare ritenuti propri del genere maschile e non di quello femminile


Nel LesWiki:




1928, Marcellus Schiffer – Wenn die beste Freundin

Marcellus Schiffer, testo e Mischa Spoliansky,musica, 1928. «Wenn die beste Freundin» («Quando la migliore amica»)

 

Traduzione dal tedesco per il LesWiki di Alessandra Musio

Tratta da Es liegt in der Luft (was Idiotisches), commedia musicale in 24 scene. Per la prima volta al “Komoedie am Kurfuerstendamm” di Berlino, 15 maggio 1928. La canzone, interpretata da Marlene Dietrich e Margo Lion (moglie di Marcellus Schiffer, l’autore del testo), si trova anche in una registrazione del 2 giugno 1928, nel CD Die schwule Plattenkiste – vom Hirschfeldlied zum lila Lied, Schwules und lesbisches in historischen Aufnahmen 1908 – 1933. Un’altra traduzione della stessa canzone sul sito di Giovanni Dall’Orto. Vedi anche: http://museum.walterfilm.com/cpg14x/albums/photos_stills/normal_marlendietrich_theaterphoto.jpg e http://www.cabaret-berlin.com Nella colonna sonora del film Kissing Jessica Stein (2001)

Marlene Dietrich e Margo Lion in una foto di scena, 1928

 

Cantata da Marlene Dietrich


Wenn die beste Freundin Quando la migliore amica

Duett:
Wenn die beste Freundin
Mit der besten Freundin
Um was einzukaufen,
Um was einzukaufen,
Um sich auszulaufen,
Durch die Straßen latschen,
Um sich auszuquatschen,
Spricht die beste Freundin
Zu der besten Freundin:
Meine beste, meine beste Freundin!

Oh meine beste Freundin!
Oh meine schöne Freundin!
Oh meine treue Freundin!
Oh meine süße Freundin!Geht die beste Freundin
mit der besten Freundin,
Spricht die beste Freundin
Zu der besten Freundin,
Meine beste, meine beste Freundin!

Gesprochen:
1. Freundin: Ja, was sagt denn da die beste Freundin? Sag doch mal was zu mir, was Dir so gerade einfällt
2. Freundin: Ich kann Dir nur eins sagen: Wenn ich Dich nicht hätte… Wir vertragen uns beide so gut.
1. Freundin: Ja, wir vertragen uns so furchtbar gut. Wie wir uns beide gut zusammen vertragen.
2. Freundin: Das ist kaum noch auszuhalten, wie gut wir uns beide vertragen
1. Freundin: Nur mit Einem vertrage ich mich noch so gut. Mit meinem süßen kleinen Mann.
2. Freundin:Ja, mit Deinem süßen kleinen Mann

Duett, gesungen:
Ja, mein Mann, ist ein Mann!
So ein Mann wie mein Mann!
Wie der Mann von der Frau,
Wie der Mann von der Frau!
Früher gab’s den Hausfreund,
doch der schwand dahin!
Heute statt des Hausfreunds
Gibt’s die Hausfreundin!

Gesprochen:
2. Freundin: Dein kleiner Mann ist aber auch zu süß.
1. Freundin:So?
2. Freundin: Ja
1. Freundin: Warum?
2. Freundin: Ich finde…
1. Freundin: Wieso?
2. Freundin: Warum?
1. Freundin: Wieso findest Du?
2. Freundin: ???
1. Freundin: Das paßt mir aber nicht.
2. Freundin: Hallooo
Ehemann: Nanu?
1. Freundin: Du hast mich mit ihr betrogen.
Ehemann: Weil Du mich mit ihr betrogen hast.
2. Freundin: Und Du hast mich mit ihm betrogen
1. Freundin: Weil Du mich mit ihm betrügst
Ehemann: Was sind denn das für verwickelte Familienverhältnisse! Wollen wir uns nicht lieber vertragen?
2. Freundin: Ja, wir woll’n uns lieber vertragen
Ehemann: Die dumme, dumme LiebeDuett.

Ehemann begleitet mit:
mmm – da-ta-ta-ta-ta-ta

Wenn die beste Freundin
Mit der besten Freundin
Um was einzukaufen,
Um was einzukaufen,
Um sich auszulaufen,
Durch die Straßen latschen,
Um sich auszuquatschen,
Spricht die beste Freundin
Zu der besten Freundin:
Meine beste, meine beste Freundin!
Oh meine beste Freundin!
Oh meine schöne Freundin!
Oh meine treue Freundin!
Oh meine süße Freundin!Geht die beste Freundin
mit der besten Freundin,
Spricht die beste Freundin
Zu der besten Freundin,
Meine beste, meine beste Freundin!

Duetto:
Quando la migliore amica
Con la migliore amica
Per fare qualche spesa
Per fare qualche spesa
Per lasciarsi andare
Per strada con indolenza camminare
Senza freni spettegolare
Dice la migliore amica
Alla migliore amica:
Mia migliore, mia migliore amica!

Oh mia migliore amica!
Oh mia bell’amica!
Oh mia fedele amica!
Oh mia dolce amica!
Va la migliore amica
Con la migliore amica,
Dice la migliore amica
Alla migliore amica,
Mia migliore, mia migliore amica!

Recitato:
Amica 1: Allora, che cosa dice la mia migliore amica? Dimmi un po’ qualcosa, che ti succede?
Amica 2: Posso dirti solo una cosa. Se io non avessi te…C’intendiamo cosi’ bene noi due.
Amica 1: Sì, c’intendiamo cosi terribilmente bene noi due. Come c’intendiamo bene tutt’e due insieme.
Amica 2:Si stenta a sopportarlo ancora, come c’intendiamo bene noi due
Amica 1: Solo con una persona io mi intendo ancora cosi’ bene. Con il mio delizioso tenero marito.
Amica 2: Sì, con il tuo delizioso tenero marito!

Duetto cantato:
Sì, mio marito sì che è un uomo!
Che uomo uno come mio marito!
Come il marito di una signora!
Come il marito di una signora!

Prima c’era l’amico di famiglia[1]
Ma poi lui è scomparso!
Ora al posto dell’amico di famiglia
C’è l’amica di famiglia!

Recitato:
Amica 2: Però il tuo tenero marito è proprio un vero tesoro.
Amica 1: Davvero?
Amica 2:
Amica 1: Perché?
Amica 2: Io trovo…
Amica 1: Come?
Amica 2: Perche’?
Amica 1:Come tu trovi?
Amica 2: ???
Amica 1: Questo però non mi va.
Amica 2: Ciaooo
Marito: Tò, ma guarda…
Amica 1: Tu mi hai tradito con lei.
Marito: Perché tu mi hai tradito con lei
Amica 2: E tu mi hai tradito con lui
Amica 1: Perché tu mi tradisci con lui
Marito: Che rapporti familiari intricati sono questi!
Non è meglio star bene insieme, noi tre?
Amica 2: Sì, è meglio.
Marito: Questo sciocco, sciocco amore

Duetto più marito che accompagna con:
mmm-da-ta-ta-ta-ta

Quando la migliore amica
Con la migliore amica
Per fare qualche spesa
Per fare qualche spesa
Per lasciarsi andare
Per strada con indolenza camminare
Senza freni spettegolare
Dice la migliore amica
Alla migliore amica:
Mia migliore, mia migliore amica!
Oh mia migliore amica!
Oh mia bell’amica!
Oh mia fedele amica!
Oh mia dolce amica!
Va la migliore amica
Con la migliore amica,
Dice la migliore amica
Alla migliore amica,
Mia migliore, mia migliore amica!

NdT:
1. Con amico di famiglia si è tradotto der Hausfreund, ma der Hausfreund è anche un eufemismo scherzoso per dire l’amante


 


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