1995, Colette Capitan e Colette Guillaumin – L’ordine e il sesso. Discorso di sinistra, discorso di destra

image_pdfSalvaimage_printStampa

Colette Capitan e Colette Guillaumin, 1995. «L’ordine e il sesso. Discorso di sinistra, discorso di destra», I quaderni viola, n. 4, numero speciale: “E l’ultima chiuda la porta”, pp. 79-81; scansionato da Firewall.

[div class=”doc” class2=”typo-icon”]E’ la traduzione dell’articolo apparso in Futur Anterieur n. 9, 1992; in francese allo: http://multitudes.samizdat.net/L-ordre-et-le-sexe-Discours-de[/div]

*      *      *
*
Se c’è un modo di vedere comune alle estreme destre e ai diversi integralismi religiosi è la sottomissione delle donne. Il loro progetto di un mondo ordinato, integro e conforme alla legge riposa sulla dominazione e sulla libera disposizione delle donne. Prima di ogni altra cosa, in un mondo che fosse quello che dovrebbe essere, esse sono destinate ad assicurare la riproduzione secondo le norme definite dagli uomini, a servire l’insieme del cof po sociale e questo nella dipendenza, nella limitazione’ della mobilità, nella coercizione.

II razzismo divide chiaramente le opzioni di sinistra e di destra. Non è il caso del sessismo. Nei fatti esso non è percepito. La definizione del sessimo come delitto, non è evidente nel quotidiano. Attirare l’attenzione su di esso fa digrignare i denti, a sinistra come a destra.Anche pronunciare il termine significa sollevare la violenza. La derisione.

La destra, l’ideologia e l’ordine

Si dice che non c’è (non c’è più) né destra né sinistra. O almeno è stato molto di moda dirlo all’inizio degli anni Ottanta. Non è esatto, sicuramente. Ma la “destra” è più coerente, più identificabile della “sinistra”. La sinistra è prima di tutto una tendenza, mentre la destra è uno stato.

Si potrebbe dire che la sinistra è una critica dello stato di cose mentre la destra è la ricerca della perfezione dello stato di cose. La destra vive nell’ossessione della degradazione, della degenerazione, della decomposizione. Il suo scopo è di restaurare e riportare alla luce un ordine profondo (quello della Vita) immemorabile (quello degli antichi). A quest’ordine che la quotidianità e il corso della storia consumano senza posa, che il tempo erode, che gli uomini distruggono e corrompono (“La disgrazia dell’uomo è di essere infedele ai propri istinti” dice pressapoco Conrad Lorenz) essa vuole ridare la sua forza reale. E inoltre essa vuole servirlo, impedire che sia distrutto o perturbato. La destra è la scelta dell’ordine, divino o naturale, immemorabile e sacro. Gli uomini e la società devono mantenerlo e non sovvertirlo. L’attaccamento della destra ai Valori trasmessi, la Vita, la Tradizione, la Famiglia, la Razza, la Patria, la Volontà, il Servizio, l’Esercito, la Gerarchia, definisce questo gusto dell’ordine.

L’ordine delle cose non soddisfa la sinistra. Dato che essa non lo trova obbligatoriamente rispettabile, essa è più sensibile alle sue costrizioni, ai suoi abusi che al suo carattere “sacro”. La povertà, la dominazione politica. Io sfruttamento sono le manifestazioni concrete di quest’ordine, della realtà che la sinistra contesta Dove la destra vede l’armonia dei contrari, la complementarietà, abbellite dalla fedeltà ai superiori, il buon uso delle proprie capacità, la forza d’animo nelle prove della vita (che non è solo piacere), la sinistra vede l’ingiustizia.

In un certo senso la sinistra non si definisce, è un’attitudine critica verso un ordine di fatti di cui essa contesta non la degradazione (anatemizzata dalla destra) ma la violenza costringente.

Per esempio: la gerarchia non è ancora abbastanza marcata per la destra (oppure è corrotta e degradata) ma è comunque la gerarchia che essa considera come legittima, che essa programma. Per la sinistra la gerarchia è prima di tutto una forma sociale imperfetta che non può essere giustificata né giustificabile in sé. anche se, relativamente e in circostanze e momenti precisi (e non in tutte le circostanze né in tutti i momenti) essa la sottoscrive; la gerarchia non è né un valore, né un fine per essa.

Opzione politica che si distacca chiaramente da altre opinioni meno bardate di certezze, la destra obbedisce all’idea di un universo che la precede, la legittima, e che essa deve sostenere.

La sinistra è più un progetto (di vita meno dura, di più grande giustizia, di ricerca di uguaglianza) che una certezza che poggerebbe su un “ordine” preesistente o sacro. Se la destra sostiene il mondo, la sinistra lo costruisce. Se la destra legittima l’ordine delle cose, la sinistra lo contesta.

L’idea di frontiere invalicabili, di chiusura dei gruppi su se stessi è a destra strettamente associata all’orrore del meticciato, allo sgomento davanti all’incertezza del sesso (è una donna? è un uomo?), al disprezzo dell’effemminatezza che minaccia uomini e nazioni… È che bisogna proprio che il mondo sia in ordine. E che siano chiaramente distinti e separati i sessi, le razze e i popoli. Tutti quelli che frequentano le frontiere o che partecipano di più gruppi sono non solo disprezzati (e lo sono infinitamente) ma anche colpevoli. Il tradimento assilla la destra come il complotto. L’ossessione della razza e della sua fantasmatica integrità conduce a negare che possa anche solo esistere chi appartenga a due o più. L’omosessualità è un orrore che ispira il disgusto e bisogna intendere per omosessualità ogni condotta, apparenza, rivendicazione – di costumi o politica – che non compete strettamente al sesso al quale si appartiene. Notiamo che ogni uomo “vero” (virile) che abbia delle relazioni fisiche (dominanti) con un altro uomo non cade per nulla sotto l’accusa di omosessualità. Secondo la morale del delinquente un tipo che fotta un altro fa di quest’ultimo un pédé (la peggiore delle cose) cosa che lui stesso non è affatto.

Così la destra crede in frontiere rigide demarcanti la vita sociale. Essa vuole che ciascuno stia al suo posto, che l’uomo sia uomo e la donna donna, che il servitore sia il servitore e il padrone il padrone, che il negro sia [fine p. 79] negro e il bianco bianco, che i figli siano figli e i genitori genitori, ecc. Essa crede in frontiere che sono sia fattuali (vale a dire che certamente esistono dei gruppi) che allo stesso modo prescrittive (cioè che queste frontiere devono esistere). E nello stesso tempo essa prova fascinazione e orrore della precarietà delle frontiere. La paura dei profughi, la diffidenza verso gli stranieri, il disgusto delle mescolanze (o di quanto viene chiamato così a destra perché un composto non è mai una mescolanza, e di cosa potrebbe esserlo? l’idea stessa di mescolanza implica in effetti l’esistenza in sé di ciascuno dei gruppi), si riferiscono in pieno agli individui senza etichetta, particolarmente a quelli che sono sessualmente non classificabili: androgini o transessuali.

Categorie di sesso e sessualità

Ed è proprio il sesso che è l’ambito chiave. Per sesso si intendono due cose. Prima di tutto il sistema sociale dei sessi: vi si fissa alla nascita un sesso, femmina o maschio (e non un altro), e quale che sia la vostra anatomia voi sarete o maschio o femmina. Questa iscrizione legale, obbligatoria, sarà lentamente ma con un meccanismo di ferro costruita in appartenenza di gruppo: da femmina o maschio voi diventerete donna o uomo. E non si darà il caso che voi siate 1 ‘ uno e l’altra o altra cosa. Lai tra accezione designa l’attività detta “sessualità”sotto tutte le sue forme, dalla pratica coitale riproduttiva alle sofisticazioni sadomasochistiche, passando per i diversi sessi sicuri e le relazioni dolcezza-tenerezza.

In breve il sesso è di volta in volta o la designazione di due gruppi sociali o la designazione dell’attività che sono supposti esercitare fra loro (obbligatoriamente ed unicamente tra loro).

C’è qualcosa che disorienta: l’obbligo alla mescolanza e al passaggio della frontiera in un campo determinato mentre ciò è vietato e aborrito in tutti gli altri. I bianchi e i neri, i padroni e gli operai, gli ebrei e i cristiani, gli asiatici e gli americani, la gente di buona educazione e i personaggi grossolani non devono in nessun caso mescolarsi. Ed essi lo fanno tuttavia e giustamente, dove? A letto. Perché in effetti le donne e gli uomini devono mescolarsi. E mescolarsi il più possibile, fisicamente in qualche modo. È il solo caso in cui le frontiere devono essere attraversate. Ma se le frontiere devono essere attraversate, ciò che è uno scandalo, questo scandalo deve essere trattato socialmente. “Trattare”, cioè mettere ordine nel disordine, ristabilire che gli uomini dominino le donne (di fatto: le posseggano). Sono dunque gli uomini che faranno uso delle donne e secondo il loro buon piacere. Di più, i dominanti faranno ugualmente uso delle donne possedute dagli uomini a loro inferiori. I padroni di quelle dei servitori, o degli schiavi, i possidenti di quelle dei poveri, i bianchi di quelle dei neri. Questi uomini mostrano così ad altri uomini di dominarli e impediscono loro di rendere la pariglia vietando l’accesso alle proprie donne e punendo gravemente i tentativi in questa direzione. E così il mondo va.

E le donne, in tutto questo? Ebbene, esse appartengono agli uomini. In ogni caso non a se stesse. E l’ordine è di farlo sapere a loro. La coercizione sessuale è un mezzo di trasmissione di questa informazione, cosa che gli uomini di destra hanno sempre saputo perfettamente, implicata dal sofisticato sistema di applicazione dell’ordine sessuale:

1) l’accurata distinzione tra la riproduzione da una parte e la dissolutezza dall’altra, il “rispetto” per la sposa-ostaggio e l'”onore” che le è reso, come la liberalità e la complicità verso quelle che vendono sesso;

2)    l’uso pratico dell’attività sessuale a) come manifestazione del diritto fisico sulle donne, b) come strumento di minaccia, ivi compreso eventualmente il suo non-esercizio, non dimentichiamolo, c) effettivamente o potenzialmente come mezzo di umiliazione, costringendo ad atti non desiderati.

3)    Infine il controllo sulla capacità riproduttiva delle donne secondo una forma pianificata o disordinata.

Un fondo comune alla sinistra e alla destra: la nozione di natura

L’idea che il sesso sia biologia e nient’altro che biologia, che il sesso sia un dono della “natura” (di conseguenza che la sessualità sarebbe “naturale”) questa idea informa, struttura il pensiero e i comportamenti. Questa credenza, perché di questo si tratta, esula dalla distinzione sinistra/destra, essa governa pratiche e istituzioni, dalle più immediate alle più formalizzate. Tutto accade come se la nozione di sesso si trovasse fuori dall’attenzione del pensiero critico, precondizione inindagata dell’attività concreta e simbolica. Postulare e fare semplicemente l’ipotesi che il sesso potrebbe essere il parametro costruito della disuguaglianza sociale e politica è provocare lo scandalo o l’incomprensione, un’ipotesi tuttavia che le ricerche impegnate in diversi ambiti delle scienze umane o esatte da vent’anni tendono a corroborare.

In linguistica, in antropologia, sociologia, paleontologia (ricerche sull’incidenza del concettoo di differenza dei sessi nella formalizzazione scientifica si sono attivate anche in matematica) l’approccio critico alla nozione di sesso, che perviene a conclusioni convergenti, pone un certo numero di domande. Nella misura in cui queste ricerche tendono effettivamente a stabilire che il sesso, la sessuazione, il fatto biologico sarebbe l’oggetto di una manipolazione, mirante, non come si ammette generalmente a codificare socialmente una “differenza”, una disuguaglianza originaria, ma a rimarcare la differenza che deve esistere tra i sessi attraverso una differenziazione d’ordine sociale, esse [dunque] richiamano, a quanto pare, a delle rimesse in discussione. Quella del valore euristico della “scienza”, così come è definita e prodotta, è una di queste.

Il punto nodale di questo “fondo comune” alla destra e alla sinistra bisogna forse cercarlo in un’idea di natura che prende forma nel corso del XVIII secolo in occasione del dibattito sul diritto naturale che occupa’il secolo. Si ammette generalmente che la teoria del diritto naturale abbia gettato le basi di una vocazione all’universalità dei diritti per ogni individuo, una vocazione all’universalità non meno problematica. Perché nessun teorico dell’ordine naturale ha mai preteso che l’ordine naturale includesse le donne. Ma il contrario. Il diritto naturale si enuncia a partire da un postulato iniziale che è che le donne non facciano parte del sociale. Il diritto naturale enuncia principi buoni per la [fine p. 80] sola parte firmataria del “patto sociale”, le donne non vi sono né invitate, né previste.

Bisogna allora eliminare un’ambiguità sulla parola e sulla cosa e, invece che evocare una teoria del diritto naturale, parlare di un’ideologia della natura, di un’ideologia naturalista che si formula in quel momento. L’idea di natura orienta la teoria del diritto naturale, in cui essa gioca il ruolo di una categoria politica strumentale alla elaborazione di un sistema legale di classificazione per appartenenza o per esclusione: una messa in forma legale che ha per obiettivo, o per effetto, la strumentalizzazione delle donne. La costruzione del diritto positivo riguarda la sola classe di sesso degli uomini. La mercificazione delle femmine è il volto nascosto (oggi rimosso) del “contratto sociale”. Essa suppone costrizioni, coercizione e repressione, fabbricazione di individui sessuati al femminile per farne delle donne. Rousseau, Sade, queste due figure considerate antitetiche, sono i portavoce di una norma, tacitamente ammessa, che è ancora la nostra. L’idea che le donne siano nella “natura” (e l’uomo nella “cultura”), quest’idea certamente non data dal XVIII secolo. Ma il XVIII secolo la riprende e ciò che ne fa continua ad investire il campo della coscienza moderna. Ora, quest’idea è contingente, arbitraria, cioè essa può (essa deve) essere problematizzata, […]. Oggi l’idea che le donne facciano parte della natura, che vi sia da una parte il privato (le donne) e dall’altra il politico (gli uomini) quest’idea è comunemente condivisa a sinistra come a destra, essa attraversa tutti i partiti, tutte le obbedienze, che siano di sinistra o di destra, conservatrici o rivoluzionarie.

Riproduzione forzata, assenza di diritti, bassi salari, minacce, percosse, assassinii: questo sarebbe il privato. Queste realtà e i metodi di modellamento degli individui per farne delle donne, per ammaestramento, addomesticamento, mutilazione non sarebbero eminentemente il politico. Pensare “quest’ordine delle cose” è ripensare, ridefinire, il politico. Ciò che fa la “differenza” fra la sinistra e la destra sarebbe allora questione di strategia. […] Se una questione come quella della laicità ha perturbato recentemente il discrimine tra la sinistra e la destra, essa non ha perturbato quello fra i sessi. La questione del velo [chador] ha ben mostrato, se non l’inesistenza delle don- -ne nel dibattito, almeno la loro oggettivazione. Accade qualcosa di simile per l’AIDS. Le donne sieropositive, quelle la cui malattia è dichiarata non sono pensate (non sono trattate) come individui malati di AIDS, sono, coscientemente o no. pensate nel discorso banale o medico e trattate nell’accoglienza, diagnostica, nella prevenzione o nella ricerca medica (i protocolli di prova) come dei “vettori”, attuali forse, potenziali sempre, della malattia (come lo erano già per la sifilide). La stessa cosa anche in materia di prospettiva scientifica o tecnologica. Se si giudica dalle aspettative della “collettività” che orientano le indagini, l’orientamento e il finanziamento delle scienze (vedi i dibattiti sui NTR. i lavori e le conclusioni dei comitati di etica), il presente più attuale denuncia questa strumentalizzazione delle donne. Che si tratti di politiche di sviluppo o di crescita (di cui le politiche nataliste sono di volta in volta un obiettivo e una delle strategie) o di tutte le altre prospettive “nell’orizzonte dell’anno 2000”, le donne sono e restano strumentalizzate: mezzi di crescita (nel Terzo Mondo la povertà delle donne si accresce in funzione dello sviluppo), mezzi di politiche nataliste, oggetti di transazione e/o di compromesso.

Conclusione

Nella sua concezione banale il “politico” è la questione di un ordine che non integra come conoscenza, critica, analisi, progetto, la manipolazione del sesso. Si tratta al contrario di una integrazione di ciò come fatto naturale. Su questo punto cieco, comune alla sinistra e alla destra, si edificano le pratiche mentali, concrete di una società. L’eterosocialità è il vettore del politico ma essa è supposta come esterna alla politica: (è) una norma che prescrive la pratica ed [è] questa pratica stessa. Le smentite contro le quali si scontra, lungi dall’essere destabilizzanti, sono assorbite, fagocitate da essa e la rafforzano. Ciò che non è normale (o è altra cosa), è sanzionato, ricondotto alla norma: annichilito o integrato.
[fine p. 81]

*     *     *

[div class=”note” class2=”typo-icon”]Qui come pdf http://www.leswiki.it/repository/testi/1995capitan-guillaumin-ordine-sesso.pdf[/div]
Share:

Author: Owner

Lascia un commento