L.P.. [Leo Pestelli], “Lui, lei e Liz”. La Stampa, Anno 106 – Numero 59 – Sabato 11 Marzo 1972 – p. 7

LE PRIME SULLO SCHERMO
Lui, lei e Liz

X Y e Zi, di Brian G. Hulton, con Elizabeth Taylor, Michael Caine, Susannah York. Inglese a colori. Cinema Doria.

Infaticabilità del proverbiale « triangolo »! Qui è configurato in « lui, lei e l’altra »; e i tre non se ne stanno al riparo, secondo la prudenza antica, ma si danno battaglia, fanno scintille. Il film è anche un manuale di liti coniugali ad alto livello, con una pastosità, quanto al linguaggio, da ricordare un poco Chi ha paura di Virginia Woolf? e irruenza non indegna di Conoscenza carnale: notevole la assunzione a livello europeo del piemontesismo cribbio! e, sempre per stare sul relativamente pulito, il nuovo verbo incasinare, neutro assoluto e transitivo secondo le occorrenze.

Marito e moglie si sbranano a parole, ma in realtà si intendono. Lei, Zi, ha congenito il puttanesimo, e se ne serve per far leva sulle morbose curiosità di lui e rigettarselo ai piedi. E’ pace tempestosa (cosa diranno i vicini?), ma pace. Finché Robert, che quando ha tempo fa l’architetto, conosce a un party una certa Stella, vedova e mammina, che per grazia e sensibilità e asciuttezza di forme è il rovescio di Zi. Se ne innamora, e allora son dolori. La moglie cerca la rivale, la provoca a una « guerra di dame » dai colpi velati e perfidi, in cui la più debole ha sempre la peggio. Ma in casa, col marito, la formidabile donna si. scatena, impartisce lezioni di femminilità furibonda, pestata nella coda.

Se l’esasperato Robert, per ciò che si è detto, non la pianta e si contenta di fare e disfare le valigie, non lascia però nemmeno la sua Stella, così come questa, froissée dai modi di quella ciana risalita, non rinuncia a lui.

A mezzo del film, che non sarà superlativo ma in quanto a risolutezza di timbro potrebbe insegnare a molti dei nostri cincischiatori, il regista ha nascosto una trappola sopraffina. Parrebbe che le cose dovessero svoltare nel patetico, dopo che Zi, conscia di aver perduto, tenta di dissanguarsi nella vasca da bagno e da quei vapori senechiani esce raddolcita, quasi buona. Non è che il marito si fidi molto ma ci va vicino, e propizia un incontro tra le due donne, un incontro di amiche che si comprendono e perdonano.

Al punto che quella Zi ci fa quasi pena, i suoi furori si ridestano e sfondano il tetto. E’ il preludio dell’ultima perfidia. Facendo le moine alla rivale, ella ha scoperto in lei una componente saffica, e a tempo e a luogo ci fa breccia personalmente. Cosicché Robert, giunto alacre al nido, ce le trova tutte due; e sotto lo sguardo cesareo della moglie, e mentre l’amante piange bocconi sul letto profanato, capisce di essere entrato nella morsa di un vergognoso ménage à trois. Vero è che in quel mezzo egli aveva preso a far l’amore con la sua segretaria; guidato dall’istinto, oscuro ma giusto, di correggere una donna con un’altra.

Il pasticcio della vita sensuale senza governo, è ben significato dal film, che del rimanente deve molto, se non tutto, alla splendida recitazione. La Taylor porta nella persona rotondetta e goffamente vestita (ma qui ad arte) i quarant’anni come se non la concernessero. Ma si veda quel che fa di quel suo volto ancora così bello e maiolicato: come lo arriccia, flette e dirompe negli imperativi una parte sentita da grande attrice. E come, sotto l’onda dei vituperi, si avverte la donna che soffre (E’ ottimamente doppiata da Rita Savagnone). Caine, qui giudiziosamente ingrossato e materialotto, è un partner di straordinaria intelligenza, e quasi lo stesso si puà dire della brava York, che non è affatto quella vagonata d’ossi che dice la sua nemica, ma una “magra”, forse non “falsa”, ma certo vibrante.

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