0008, Ovidio – Metamorfosi: Ifis e Iante

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Publio Ovidius Naso (Sulmona, 43 aC – Tomi, ora Costanza, Romania, 17 dC), 2dC-8dC. Metamorphoses. Liber IX, 670-797 [Iphis et Ianthe]

[div class=”doc” class2=”typo-icon”]La giovane Ifi, che su suggerimento di Iside era stata cresciuta come un uomo dalla madre Teletusa per salvarla dal padre che avrebbe soppresso una figlia femmina, è data in sposa alla bella Iante. Le due si innamorano. Su richiesta di Teletusa interviene di nuovo Iside, che trasforma Ifi in un maschio. L’amore – anche uno “insensato” come questo – trionfa e l’eterosessualità pure[/div]

Illustrazione di Johann Whilhelm Baur (1600-1640) da un’edizione del 1703; online allo The Ovid Project, Università del Vermont (http://www.uvm.edu/~hag/ovid/)

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Traduzione italiana online allo http://etext.virginia.edu/latin/ovid/italian.html

669. Nella regione di Festo, che è vicina al regno di Cnosso,
670. viveva un certo Ligdo, un plebeo d’oscura famiglia,
671. ma libero. Non era più ricco di quanto fosse nobile,
672. ma era sempre vissuto onestamente e senza macchia.
673. Alla moglie, incinta e ormai vicina al giorno del parto,
674. costui rivolse questo ammonimento: «M’auguro
675. due cose sole: che tu partorisca soffrendo il meno possibile
676. e metta al mondo un maschio. In caso contrario sarebbe un guaio,
677. perché purtroppo abbiamo pochi mezzi. Perciò, se per malasorte
678. (e spero non avvenga) tu partorissi una femmina, benché
679. mi ripugni, ingiungo (il cielo mi perdoni) che venga uccisa».
680. Questo disse, e fiumi di lacrime rigarono il volto di chi
681. proferiva l’ordine, come di lei che lo riceveva.
682. Invano Teletusa pregò e ripregò il marito
683. di non porre limitazioni al sospirato evento.
684. Ligdo fu irremovibile. E ormai lei a stento
685. reggeva il peso del ventre maturo, quando
686. nel cuore della notte, mentre dormiva, le apparve
687. davanti al letto, o sognò che le apparisse, la figlia di Ínaco,
688. accompagnata da tutto il suo séguito. Sulla fronte portava
689. le corna lunari, con spighe sfavillanti d’oro puro,
690. e le insegne regali. Al suo fianco latrava Anubi
691. e c’erano la santa Bubasti, Api dal manto a chiazze,
692. e il nume che spegne la voce e invita col dito al silenzio.
693. E poi i sistri, Osiride così a lungo cercato,
694. e il serpente esotico gonfio di veleno che procura il sonno.
695. E a Teletusa, che netto tutto vedeva, quasi fosse sveglia,
696. la dea così parlò: «O tu, che mi sei devota,
697. smetti di preoccuparti ed eludi l’ordine di tuo marito.
698. Quando Lucina t’avrà sgravato, non esitare: accogli
699. come tuo chi nascerà. Io sono una dea pietosa e a chi m’invoca
700. vengo in aiuto: non potrai dire d’aver pregato
701. una divinità ingrata». Dato questo consiglio, uscì di camera.
702. Felice la donna cretese si alzò dal letto e, levando agli astri
703. le mani senza macchia, pregò che la sua visione s’avverasse.
704. Poi le doglie crebbero e il feto venne alla luce senza fatica:
705. era una femmina, ma il padre non lo seppe, e la madre ordinò
706. che fosse allevata dicendo che era un maschio. Fu creduta
707. e nessuno fu edotto dell’inganno, se non la nutrice.
708. Il padre ringraziò gli dei e le impose il nome del nonno:
709. Ifi, come il nonno appunto. La madre si rallegrò di quel nome
710. che s’adattava a maschio e femmina, senza creare inganni.
711. Grazie a questo dolce artificio, la menzogna rimase nascosta:
712. l’abbigliamento era di un fanciullo; i lineamenti, che li assegnassi
713. a una femmina oppure a un ragazzo, erano belli in entrambi i casi.
714. Passarono così tredici anni, quando tuo padre
715. ti promise in moglie, Ifi, la bionda Iante, figlia
716. di Teleste del Dicte, ch’era fra quelle di Festo
717. la vergine più ammirata in virtù della bellezza sua.
718. Pari d’età e di bellezza, dagli stessi maestri
719. apprendevano i primi rudimenti della loro educazione.
720. Fu così che un reciproco amore sbocciò nei loro cuori ingenui
721. ferendoli entrambi; ma gli auspici erano diversi:
722. Iante non vede l’ora che venga il tempo delle nozze promesse,
723. convinta che colei che crede un uomo sarà suo marito;
724. Ifi spasima per una che sa di non poter mai possedere e
725. questo aggrava la passione, ardendo lei, vergine, per una vergine.
726. E trattenendo a stento le lacrime: «Che fine mai farò,» dice,
727. «presa come sono da una passione, così mostruosa e inaudita,
728. che mai nessuno ha provato? Se gli dei volevano risparmiarmi,
729. risparmiarmi dovevano; altrimenti se volevano distruggermi,
730. m’avessero almeno dato una pena giusta secondo natura!
731. Non spasima giovenca per giovenca, né cavalla per cavalla;
732. ma pecora per l’ariete, cerva per il suo cervo.
733. Così s’accoppiano anche gli uccelli, e fra tutti gli animali
734. non v’è femmina che sia travolta da delirio per altra femmina.
735. Vorrei non esistere! È vero che le mostruosità più incredibili
736. accadono a Creta: la figlia del Sole s’innamorò di un toro,
737. ma erano pur sempre femmina e maschio. Il mio amore, a dire
738. il vero, è assai più insensato. E tuttavia lei poté appagare
739. la sua smania amorosa: con l’inganno, dentro una forma di vacca,
740. in sé accolse il toro, ed era un amante che veniva ingannato.
741. Ma anche ammesso che qui si riunissero gli ingegni del mondo intero,
742. che qui, volando con le sue ali di cera, Dedalo tornasse,
743. che potrebbe fare? Trasformarmi forse da vergine in ragazzo
744. con arti occulte? o forse mutare te, Iante?
745. Perché allora non ti fai coraggio, Ifi, e non torni in te,
746. liberandoti di questa fiamma sconsiderata e stolta?
747. Donna sei nata: convinciti, se non vuoi ingannare te stessa,
748. e aspira a ciò che è lecito, ama quel che deve amare una donna.
749. È la speranza che affascina, è la speranza a nutrire l’amore.
750. Ma a te la realtà la nega. Non è un guardiano a impedirti
751. l’amplesso che brami, non è il controllo di un marito sospettoso
752. o la severità di un padre; né al tuo desiderio lei si nega,
753. ma tu non puoi possederla, e anche se tutto andasse come deve,
754. tu non puoi essere felice, per quanto uomini e dei s’ingegnino.
755. Fino ad ora non c’è mio desiderio che sia caduto nel vuoto,
756. e gli dei, benevoli, m’hanno dato tutto quello che han potuto,
757. e ciò ch’io voglio, lo vuole mio padre, lei stessa e il futuro suocero.
758. Ma non lo vuole la natura: più potente di tutti costoro,
759. è la mia sola nemica! Il momento sospirato si avvicina,
760. arriva il giorno delle nozze, e Iante finalmente sarà mia,
761. ma averla non potrò: moriremo di sete in mezzo all’acqua.
762. Perché, Giunone, dea delle nozze, perché, Imeneo, venite
763. a questa festa? Qui non c’è lo sposo, ma solo due spose».
764. E spense la sua voce. Ma l’altra vergine non è meno
765. smaniosa e supplica che tu venga presto, Imeneo.
766. E Teletusa, temendo ciò che Iante agogna, rinvia la data,
767. prende tempo fingendo un malore, adducendo presagi e visioni
768. a pretesto. Ma alla fine non rimangono scuse
769. da inventare: la data delle nozze, rinviata,
770. è di nuovo imminente, non resta che un giorno. E allora
771. a sé e alla figliola lei toglie dal capo la benda che annoda
772. i capelli, e con le chiome sparse, abbracciata all’ara:
773. «Iside, che vivi a Paretonio, nei campi di Màrea, di Faro
774. e in quelli del Nilo, che si dirama in sette foci,
775. aiutaci, ti prego,» dice, «liberaci dai nostri timori!
776. Io ti ho vista, o dea, ti ho vista e riconosciuta con le tue insegne
777. e tutto il resto, il tuo séguito, le fiaccole e il suono
778. dei sistri, e porto impressi nella mente i tuoi precetti.
779. Se mia figlia è in vita ed io non sono punita,
780. è per consiglio e dono tuo. Abbi pietà di entrambe
781. e portaci soccorso!». Poi in pianto si sciolsero le parole.
782. Parve che la dea scuotesse il proprio altare (e l’aveva scosso);
783. tremarono le porte del tempio, sfavillarono corna
784. simili a falce di luna e risuonò il crepitio dei sistri.
785. Non ancora tranquilla, ma allietata da quel fausto auspicio,
786. la madre uscì dal tempio. Al suo fianco Ifi la segue,
787. ma con passo più lungo di prima; il suo viso non ha più il colore
788. candido d’un tempo, il corpo si è irrobustito, ed ora i lineamenti
789. sono più duri e più corta è la chioma sparsa al vento.
790. C’è più vigore nella sua persona, di quand’era femmina:
791. tu ch’eri tale, sei ora un maschio. Recate doni ai templi,
792. esultate con tutta la vostra fede! Portano doni ai templi
793. e aggiungono un’epigrafe: contiene un solo verso:
794. ‘Scioglie un uomo con questi doni il voto, che fece Ifi da femmina’.
795. Il giorno dopo, quando i raggi del sole illuminarono il mondo,
796. Venere, Giunone e Imeneo si unirono alla cerimonia
797. nuziale ed Ifi, il giovane Ifi, conquistò la sua Iante.

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[div class=”doc” class2=”typo-icon”]Su Iside vedi anche Vincenzo Cartari, Le Imagini de i Dei de gli Antichi, in Diana (1571) allo http://www.iconos.it/index.php?id=2606[/div]
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