1920, Kurt Schwabach – Das lila Lied


Kurt Schwabach, testo e Mischa Spoliansky, musica, 1920. «Das Lila Lied» («La canzone viola»).

Traduzione dal tedesco per il LesWiki di Alessandra Musio. File audio allo http://weimar.facinghistory.org/sites/weimar.facinghistory.org/files/Das_Lila_Lied.mp3; sembra l’avesse dedicata a  Magnus Hirschfeld. Un’altra traduzione della stessa canzone sul sito di Giovanni Dall’Orto


Was will man nur? Ist das Kultur,
daß jeder Mensch verpönt ist,
der klug und gut, jedoch mit Blut
von eigner Art durchströmt ist,
daß grade die Kategorie
vor dem Gesetz verbannt ist,
die im Gefühl, bei Lust und Spiel
und in der Art verwandt ist?
Und dennoch sind die meisten stolz,
daß sie von anderm Holz!

Wir sind nun einmal anders, als die andern,
die nur im Gleichschritt der Moral geliebt,
neugierig erst durch tausend Wunder wandern,
und für die ‘s doch nur das Banale gibt.
Wir aber wissen nicht, wie das Gefühl ist,
denn wir sind alle andrer Welten Kind;
wir lieben nur die lila Nacht, die schwül ist,
weil wir ja anders als die andern sind.

Wozu die Qual, uns die Moral
der andern aufzudrängen?
Wir, hört geschwind, sind wie wir sind,
selbst wollte man uns hängen.
Wer aber denkt, daß man uns hängt,
den müßte man beweinen,
doch bald gebt acht, es wird über Nacht
auch unsre Sonne scheinen.
Dann haben wir das gleiche Recht erstritten,
wir leiden nicht mehr, sondern sind gelitten.
Wir sind nun einmal anders.

Che si pretende ora? E’ civiltà questa
che emargina uomini
buoni e intelligenti,
pervasi solo da un sangue
di natura esclusiva,
che per legge bandisce proprio la categoria
nel modo di essere unita
e nel sentire, nella gioia e nel gioco?
Eppure i più sono orgogliosi
di avere altre radici!

Siamo solo altri dagli altri
che hanno amato ossequiando la morale,
vagano prima curiosi tra mille meraviglie
per loro tanto non c’è che il banale.
Ma questo sentimento noi non conosciamo
perchè figli di altri mondi tutti siamo,
amiamo solo la notte viola, una notte molto calda[1],
perchè altri dagli altri davvero siamo.

A che il tormento
per imporci la morale d’altri?
Si ascolti bene, noi siamo come siamo
anche se volessero impiccarci.
Ma chi pensa che ci si lasci impiccare,
sarebbe da commiserare,
perchè, fate attenzione, oltre la notte
splenderà presto anche il nostro sole.
Allora, con la lotta, pari diritti
raggiunto avremo,
ci subiranno, non più subiremo.

NOTE ALLA TRADUZIONE

1. Con molto calda si e’ tradotto l’aggettivo schwül che propriamente significa afoso, caldo in maniera opprimente (per alta percentuale di umidita’). Schwul, senza umlaut, e’ una forma anteriore di schwül, e gia’ nel 19 secolo comincio’ ad essere usata nella lingua di tutti i giorni anche per indicare l’omosessuale di sesso maschile, in senso spregiativo. Da notare il legame, per il comune coinvolgimento dell’idea di “calore”, con un’altra espressione in uso per indicare gli omosessuali: warmen Brüder, ovvero, alla lettera, fratelli caldi, che si tengono caldi.
L’aggettivo warm (caldo), inoltre, senza alcun riferimento ai gay, puo’ segnalare l’esistenza di un rapporto divenuto piu’ cordiale. Si veda per es. l’espressione warm werden: diventare piu’ intimi, conoscersi meglio. E’ chiaro che l’autore di Das Lila Lied ha ben presente la doppia valenza di schwül/schwul, e quindi la notte, oltre che molto calda, e’ anche frocia, gaia. Col nascere del movimento lgbt, e secondo la pratica di lesbiche e gay militanti di rivendicare come proprio appellativo il termine che la maggioranza dei “normali” usa o ha usato come offesa, in anni piu’ recenti i gay (solo) di sesso maschile in Germania si sono auto-nominati Schwule. Ormai si indicano correntemente cosi’, e il sostantivo ha perso del tutto la sua connotazione spregiativa.


 

Nel LesWiki:

Canzoni del cabaret tedesco degli anni ’20

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