1889, Angelo Zuccarelli – Inversione congenita dell’istinto sessuale in una donna, n. 2


Angelo Zuccarelli, 1889. «Inversione congenita dell’istinto sessuale in una donna. (Tribade adultera). 2° caso», L’anomalo, anno 1, pp. 46-50. Trascritto da “Vanessa”

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 INVERSIONE CONGENITA DELL’ISTINTO SESSUALE IN UNA DONNA

(Tribade adultera)

2^ caso (1)

Aggiungiamo queste due osservazioni, a bastanza importanti e scrupolosamente riferite, alla scarsa casistica che (da Westphal a Kock, Servaes, Stark, Krafft-Ebing, Tamassia, Lombroso, Kreng, Krin, Raggi, Charcot e Magnan, Alder Blumer, M. Wise, Cantarano, Tarnowsly) si ha delle anomalie in genere dell’istinto sessuale, specie delle inversioni congenite.

 Il caso riguarda una donzella, N.N., della provincia di Salerno, a 35 anni, appartenente alla famiglia dei borghesi, con sufficiente coltura.

Dei suoi dati gentilizi si sa: che nacque da un padre di oltre 60 anni di età e da una madre che aveva poco più della metà degli anni del marito: un suo zio paterno fu gioviale assai fino alla tarda età, mentre d’altro canto nella qualità di semplice impiegato seppe accumulare molti danari; una sorella ed un fratello sono frenastenici.

Viso tondo, colorito abitualmente pallido, fronte scoperta e con bozze abbastanza prominenti, occhio nero vivo perspicace, costituzione robusta, statura alta e piuttosto snella, movenze disinvolte, essa a chiunque la guardi fa presto esclamare: – la starebbe meglio con cappellino e con vestito da uomo, e sarebbe un simpatico giovanotto.

Conservando le vesti femminee, procura però di atteggiarsi quanto più l’è possibile da uomo. Porta la scarsa chioma ravviata all’indietro, come si dice, alla Umberto, senza discriminatura, affidata ad un semplice nodo in basso all’occipite: le poppe poco sviluppate stringe ancora più sotto un alto corpetto, sul quale si adatta strettamente un giacchettino ben tirato: la veste è stretta con poco o nulla delle gonfiature di moda. Compie il quadro un cappello per lo più a larghe falde con qualche penna o altra acconciatura che sa di bizzarria maschile, oppure addirittura un cappellino all’italiana come quello d’un giovanotto. Ella non suol portare ventaglio, ombrellino o altro simile che sia abituale per le donne. Va sola, non vuole compagnia di uomini: accompagnata da donne, com’è il suo desiderio , offre loro il braccio, e portando l’altra mano alla cintola, assume tutto il portamento d’un cavaliere.

In carrozza ha pure un’andatura tutta sua propria, difforme dall’ordinario costume delle signore. Siede già nel mezzo del doppio sedile anziché ad un angolo, è ponendo l’una gamba sull’altra o tenendo le gambe abbastanza allontanate fra loro, procede in aria virile, con facili movimenti disinvolti, girando la [inizio pag. 47] testa e lo sguardo di qua e di là, fissando qualunque persona, salutando donne e uomini con largo gesto della mano, come potrebbe fare un uomo di affari.

In conversazione serba una posa consimile: gesticola molto, è vivace nel parlare ed inarca gli angoli interni delle sopracciglia con rughe verticali alla gabella; ha un riso aperto, scoccante, con certo timbro maschile e scovrendo tutte le bianche arcate dentarie; gli uomini li fissa con disinvoltura e con certa aria di eguale.

Non mi è riuscito saper bene delle tendenze ed abitudini da lei dimostrate nella prima età, o come si sian potute accentuare colla pubertà. Sicuro è questo che, fin dalla pubertà, rimasta, perdendo il padre, padrona di sé e godendo della maggiore libertà, e trovandosi a contatto in tante condizioni con uomini di diverse gradazioni sociali, mai la N.N. dimostrò propensione per l’altro sesso, nemmeno per velleità d’un momento. Invece ebbe tendenze spiccatissime pel proprio sesso: ed i suoi amoreggiamenti, le sue seduzioni, le sue confidenze e relazioni intime con altre donne hanno qualche cosa di veramente singolare, sino ad acquistare qualche volta una vera importanza di reato.

Più che le vergini, pare abbai amato maggiormente le maritate e le vedove, come quelle forse che più presto potevano intendere le sue seduzioni o che apparivano più proclivi e bisognose di voluttà carnali. Di lontano si atteggia a vagheggina ed innamorata, fa l’occhietto dolce ed il sorrisetto tenero, mostrasi appassionata e spasimante. Avvicinando le belle donne, tutta si agita e gesticola innanzi a loro, le fissa con occhio sdolcinato, si compiace di toccamenti coi piedi e colle ginocchia, ruba dei pizzicotti alle braccia grassette, dà furtivamente, come un uomo licenzioso, delle strette a qualche mammella: più oltre, si agita di più, diventa smaniosa, pretende qualche cosa, erompe in un particolare romantico ed arrischiato, che spesso rimane incompreso e le fa dare della pazza.

− Son pronta a fare qualunque cosa − diceva un giorno ad una maritata − purché mi facciate dormire una volta con voi.

Un altro giorno che una sua simpatica amica espresse per caso il desiderio di poter avere per sé delle piante che lussureggiavano colle loro larghe foglie in un in un giardino di lei, N.N. non vuol sentire altro, corre alle piante, e benché dissuasa e pregata di desistere, sotto un sole cocente di luglio si mette all’opera del divellimento, avvalendosi delle mani e d’istrumenti disadatti. E con gran sudore dopo parecchie ore di lavoro riuscita finalmente a schiantarle con tutte le radici, le adatta in vasi convenienti appositamente comprati e si affretta a farle portare in casa dell’amica, ove corre anch’ella, lusingata appagare allora qualche suo desiderio. Ma le tocca un’amara disillusione. Ad onta di ciò, e benché quell’amica si mostri tanto lontana da l potersi arrendere alle sue brame e le dia della pazza, ella, come trasportata da un eccesso di simpatia, non lascia sfuggire occasione per ritornare alla prova e dimostrarsi premurosa, disposta a tutto, spasimante, seduttrice. E rievocando quel ricordo del suo affetto nel rivedere l’amica, ora maritata, [inizio pag. 48] bisogna sentirla con che tono angoscioso e con quali profondi sospiri si duole della soverchia ingratitudine di cui fu ricambiata.

Una volta, insinuatasi come amica in casa di due giovani coniugi, da pochi anni maritati, tanto circonda di sue moine, di cure premurose e di affettuose angosce quella buona ed amata moglie, che la seduce traendola perfettamente ai suoi desideri, ed alle sue pratiche voluttuose. E così i loro rapporti, le loro cordialità e intimità segrete si spinsero oltre, che il marito, il quale da principio aveva creduto di dover nulla temere dell’amicizia per quanto intima d’un’altra donna ed aveva quindi lasciato correre, ebbe ad accorgersi di trovare in N.N. bella e buona una rivale, tanto che sua moglie diveniva sempre più fredda ed indifferente per lui, al punto da non importarle più nulla che egli la trascurasse o se ne allontanasse, e veniva meno alle cure domestiche.

Dopo aver egli gridato e strepitato indarno, si vide costretto a porre il dilemma: o che la moglie ne scacciasse via l’amica, o che egli si separerebbe per sempre dal matrimonio. L’arte seduttrice tribadica di N.N. fu tale da far posporre e sconoscere dalla moglie il proprio marito, il quale abbandonò il letto coniugale ed anche i figli per non volerne mai più sapere.

E furono in seguito viste, per diverso tempo, l’adultera e la concubina di essa stare ed andare sempre insieme, come strette in matrimonio cordiale. E si dettero ai divertimenti, allo scialacquo, ai baccanali, non evitando debiti, brogli, ecc., che la N.N. contraeva e faceva contrarre e distrigava con facilità, dopo aver barattato volentieri tutto il suo che aveva disponibile.

Senonchè alla reietta moglie, che non doveva avere la stessa inversione sessuale della sua seduttrice, finalmente cominciarono a venire a noia o a riuscir forse insufficienti le relazioni carnali di un’altra donna, e quindi si riaccesero in lei le naturali tendenze per l’altro sesso. N.N., accortasene, arse di gelosia e di sdegno, divenne furibonda, strepitò, minacciò; ma invano. E quando si persuase che la preda non era né voleva essere più esclusivamente sua, e che volentieri la posponeva al sesso opposto, l’abbandonò piena di dispetto e collera: né poi si commosse mai a pietà per lei al ricordo di averla lasciata in grandi obblighi e brogli e a saperla dipoi versare in grandi necessità e quasi nella miseria.

Alle amiche che poi le domandavano come avesse potuto rompere interamente un’amicizia così intima, rispondeva senza esitazione e tutta irata: – Come! Quella osava farmi le corna; ed io poi lo meritava e poteva sopportare questo?

N.N., altra fiata, approfittò d’una separazione carnale di prudenza, di due coniugi di buona condizione sociale. Cominciò, al solito, coll’offrire i suoi buoni uffici, col mettersi interamente a disposizione di quella famiglia, non risparmiando a disagi e sacrifici. In occasione di malattie della sua nuova amata dette prova delle maggiori premure e del massimo affaccendamento, facendola da vero marito.

Anche da questa intima relazione, s’è poi ritratta irosa e  [inizio pag. 49] maldicente, quando si è accorta che il vero marito, cui ella cercò sempre di screditare e mettere in mala parte, ricominciava ad esercitare i suoi naturali diritti matrimoniali senza che la moglie se ne sottraesse risolutamente, com’ella avrebbe voluto.

Quindi non se n’è stata, e messasi in giro tra le sue conoscenti, ha cercato nuova preda. Non pare, al momento che scrivo, sia riuscita già a prendere nuovo partito; ma è certo che la si vede sempre gironzare in compagnia di donne, più spesso con donne rotte al gran mondo o con zitelloni pregiudicate, o talvolta corteggiare premurosamente qualcuna delle antiche tentate, per le quali non lascia di avere delle velleità e delle lusinghe.

N.N. intanto mestrua regolarmente, a quanto altri assicura. Domandata da gente seria quando voglia maritarsi, risponde presto: – è inutile, è impossibile – , diventando ancora più pallida.

Richiesta del perché, ella è abbastanza in imbarazzo, e risposto che – perlomeno dovrebbe esser certa di non avere figli, ciò ch’è impossibile – , rimane come ombrata e muta discorso. Così sconosce recisamente il mandato di maternità, e l’idea della possibilità di figli (una volta ch’è mestruante), che, affermerebbe in lei il sesso femmineo, come se l’atterrisca.

In famiglia fu sempre dominata dal sentimento del proprio soddisfacimento, alquanto strana e prepotente, refrattaria a piati ed afflizioni, premurosa del godimento dell’oggi, incurante del domani. Quando erano in condizioni ben ristrette di fortuna, ella ciononostante pretendeva la sua bottiglia di vino ed un buon mangiare; opponendosi la scarsezza o mancanza di mezzi, consigliava con la maggiore facilità di far debiti, rimettendoli ad un poi indeterminato: ridendo di amiche e congiunte che avrebbero voluto piuttosto lesinare sul trattamento per riuscire a vestir meglio, pretendeva il contrario, contentandosi di vestire nel modo più semplice. Da quando poi, per una eredità avuta, si è trovata di avere molti mezzi a disposizione, mantenendosi sobrissima nel vestire, mangia bene, beve molto vino (di che non fa mistero), va meno che può a piedi, è galante con le sue vagheggiate.

Ecco il risultato dell’esame antropologico ch’è stato possibile fare da lei, cogliendo le occasioni propizie ed evitando di darle sospetto.

Cranio piuttosto piccolo, tipo sub-brachicefalo – Fronte con angolo nient’affatto brusco e quasi retto come è il normale femminile: bozze prominenti: regione metopica evidentemente solcata – arcate sopracciliari abbastanza sviluppate: cavità orbitarie ampie – discreta plagio-cefalia destra anteriore.

Faccia tonda: discreta plagio-prosopia destra – arcate dentarie abbastanza voluminose, forbite, bianchissime, che restano scoverte del tutto nel ridere e in buona parte nel parlare: non è costatato se vi siano anomalie dei singoli denti. Colorito pallido del volto, con grosse occhiaia brunastre.  [inizio pag. 50]

Notevoli anomalie auricolari. Tutti e due gli orecchi piccoli, con lobi fortemente attaccati – nel destro: fusione del trago ed antitrago; assenza quasi completa di elice; lobulo darwiniano esagerato; antelice che si spiana in alto, ove il padiglione termina come ad angolo acuto – Nel sinistro: fusione pure del trago ed antitrago: assenza meno pronunziata dell’elice; lobulo darwiniano non così esagerato come a destra.

Scheletro angoloso e bene sviluppato; bacino piuttosto stretto – capelli scarsi e corti piuttosto crinati – Mammelle poco sviluppate.

Non si è potuto constatare se vi siano sproporzioni nello sviluppo del tronco e degli arti, come sembrerebbe, e se vi abbiano, come si sospetta, anomalie degli organi genitali, specie riguardo al clitoride.

E notevole, dal lato psichico, nel soggetto una grande agevolezza di mimica e vociferazione imitativa, specie a riguardo dei mariti, in generale a lei uggiosi, di cui ama mettere in rilievo le note difettose.

 A. Zuccarelli

 

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NOTE
(1) V. 1.° caso a pag. 20 del 1° N.°

 

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