1900, Fabiani Pietro – Sodoma e Gomorra

Scienza

Sodoma e Gomorra. Cronistoria del libertinaggio attraverso i secoli ed il mondo. Con prefazione del Cav. Prof. Pietro Fabiani. Napoli: Società Editrice Partenopea, 1900, pp. 149.

Tratto da: “Progetto Gutenberg” > http://www.gutenberg.org/files/37776/37776-h/37776-h.html Qui, nella trascrizione del testo, come autore viene indicato anche tale Docteur Jaf o Jean Fauconney.

Dalla prefazione di Pietro Fabiani, p.7: “Sono certo che per la grandissima importanza dell’argomento, non mancherà la più lieta accoglienza a questo volume; e con questa certezza m’imprometto di dare presto alle stampe un altro lavoro di eguale interesse, con un contributo assai originale raccolto e studiato nella mia Casa di Salute «Istituto Medico Chirurgico Palasciano» in Napoli, che pur mi fornì un prezioso materiale per l’altra mia recentissima pubblicazione su i Pervertimenti sessuali cui è per seguire il volume su le Inversioni”.

Di seguito il capitolo sui vizi contro natura delle donne, pp. 93-106-

NdR: E’ da notare che nel testo che lo precede, “amore lesbico”, “lesbica”, “lesbicizzare” ecc. si riferiscono prevalentemente alla pratica della fellatio e dunque a pratiche eterosessuali, ingenerando così molta confusione.

IV. Vizii contro Natura Femminili

1º Tribadi, Fellatrices, Fricatrices nell’Antichità

Le fellatrici erano pure spesso chiamate tribadi. Questa depravazione voluttuosa era familiare alle donne di Lesbo e rapidamente si sparse per tutta la Grecia, donde tal passione fu importata in Italia, e le matrone romane vi si abbandonavano con furore.

Tutti i poeti erotici della Grecia sono d’accordo nel riconoscere che il tribadismo era in grande onore a Lesbo. Luciano l’attesta: «… È una di quelle tribadi come spesso se ne incontrano a Lesbo, che non vogliono ricevere gli uomini, e che fanno l’ufficio di uomini con le donne».

Si supponeva che se tale vizio era inveterato nelle Lesbiche, esse vi fossero spinte dalla loro natura stessa, per liberarsi da un intollerabile prurito; giacchè, si diceva, che elleno avessero una clitoride troppo prominente, la quale impediva loro di aver commercio cogli uomini.

Oltre la celebre Saffo, di cui parla Ovidio, vi fu un’altra tribade ancor più famosa per nome Megilla. Luciano nei suoi Dialoghi ce la mostra sotto un aspetto veramente tipico.

E vi fu pure una certa Philoenis la cui passione libertina non conosceva limiti, ella aveva così pronunziata l’escrescenza delle parti genitali, da andare alla ricerca delle donne vergini, ed arrivava fino a sodomizzare i ragazzi. Marziale racconta che ella abusò di dodici giovanette in un giorno solo!

Luciano in una violenta satira riprova le orgie delle tribadi di Roma: «Andiamo, uomo del nuovo secolo, egli esclama, legislatore di sconosciute voluttà, poichè tu apri una nuova via alla lubricità degli uomini, accorda dunque alle donne un’eguale licenza; che esse si uniscano in fra di loro, come gli uomini, che provvedute come sono da un simulacro degli organi virili, mostruoso enigma della sterilità feminile, una donna si corichi con un’altra donna, come un uomo con un uomo!

«Che questa parola la quale colpisce così raramente le nostre orecchie e che ho vergogna di pronunziare, che l’oscenità delle nostre tribadi trionfi spudoratamente!»

A quei tempi si credeva che l’esagerazione della clitoride fosse causa di sterilità; giacchè si raccontava di un agiato Romano il quale avendo sorpreso sua moglie in funzioni tribadiche, con un colpo di rasoio le aveva tagliato quella escrescenza, e che da allora la matrona divenne feconda dopo quattro anni di sterilità.

Ed un poeta più moderno, parlando delle tribadi esclama:

«Esse operano un miracolo degno dell’enigma tebano, rendendo possibile l’adulterio senza il concorso di un uomo.»

Leone l’Africano nella sua descrizione dell’Africa (1632) parla così delle tribadi di Fez:

… «Ma quelli che hanno un giudizio più sano, chiamano queste donne Sahacat, parola che corrisponde al latino Fricatrices, perchè esse hanno l’abbominevole abitudine di godersi fra di loro. Se accade che qualche bella donna va a visitarle, questo streghe si mettono a bruciare di amore per essa, non meno ardentemente che gli adolescenti per le giovanette, e sotto forma diabolica le chiedono per compenso di soffrire che esse l’abbraccino. Ne risulta allora che ella crede di obbedire agli ordini del diavolo, mentre non fa che soddisfare i capricci delle streghe. Se ne trovano puranco di quelle che attratte dal godimento provato in questi abbracci, ricercano in seguito l’accoppiamento con le streghe, e, fingendosi ammalate, le chiamano presso di loro per eludere la vigilanza dei mariti. Quando questi si accorgono della cosa, le streghe dicono loro che la moglie è posseduta dal diavolo e che non potrà liberarsene se non entrando a far parte della loro associazione.»

La parola tribade aveva pure altra volta un diverso significato, serviva a designare le donne che, in mancanza d’un uomo, ottenevano il godimento sia per mezzo del dito, sia introducendosi negli organi genitali un ordigno di cuoio.

I Greci chiamavano quest’ordegno Olisbos, pare che le donne di Mileto se ne servissero molto. Suidas nel suo dizionario alla parola Olisbos, dice: «membro virile in cuoio, di cui usano le donne di Mileto, come tribadi ed impudiche, le vedove se ne servono pure.»

Luisa Singea, dice: «Le donne di Mileto si fabbricano dei simulacri di otto pollici di lunghezza e grossi in proporzione.» Aristofane ci apprende che le donne del suo tempo se ne servivano pure, più tardi in Italia, in Grecia ed in Asia questo strumento occupava il primo posto nel gabinetto di toilette femminile.

2º Le tribadi al medioevo

Abbiamo già accennato in uno dei capitoli precedenti come nel medioevo i massimi disordini carnali si verificassero nei penitenziali, dove abbiamo visto che gli errori antifisici delle donne erano puniti colla stessa severità di quelli degli uomini.

Il termine di tribade si trova riportato in tutti i penitenziali, così in quello di Angers al X secolo indicava tre anni di penitenza alle tribadi (mulier cum altera fornicans).

Si è pure visto come più tardi lo squadrone volante della regina Caterina de’ Medici, non fosse composto da altro se non da damigelle che si abbandonavano a tutti i sollazzi, non escluso quello del tribadismo. Brantôme nelle sue Dame galanti l’illustra a meraviglia.

Sauval parla di talune lesbiche, le quali si crescevano le donnole per farsi conoscere «tanto che gli antichi si servivano di queste bestiuole come di lettere jeroglifiche per indicare le tribadi.»

E tanto era il gusto che questo donne provavano a far l’amore in fra loro da non volersi maritare, nè dal volere che le loro amiche si maritassero.

Anche Brantôme fa menzione degli «istrumenti in forma di priapi, che si è voluto chiamare Godemichys parola formata dal latino Gaude mihi

Ai tempi di Luigi XVI esisteva un vero collegio di tribadi, e si davano il nome di Vestali di Venere. Riunioni particolari si tenevano in appositi locali, le associate erano in gran numero e tutte di alto censo. Esistevano perfino statuti, sotto la garenzia dei anali si operavano le nuove ammissioni; l’affiliazione contava tre categorie: le promotrici, le postulanti, le iniziate.

Prima che la postulante fosse ammessa ai segreti dell’ordine, doveva subire una prova per tre giorni di seguito. Rinchiusa in una cella tappezzata d’immagini lubriche, virilità maschili ritte e scene di accoppiamento, doveva alimentare il sacro fuoco. Questo fuoco, composto di materie speciali, aveva il carattere particolare che se vi si metteva troppo o troppo poco materiale si spegneva, e ciò per provare che la postulante non si era distratta nella contemplazione degli organi e delle pose lascive che la circondavano. Se il fuoco si spegneva, voleva dire che ella aveva ancora qualche desiderio pel maschio, e perciò non poteva essere ammessa.

L’ammissione la faceva passare nella categoria delle iniziate. Solo questo possiamo dire, gli altri articoli dello statuto appartengono ai trattati di pornografia, e noi passiamo a descrivere la tribade moderna.

 Le Tribadi moderne

Il dottor Chevalier si esprime così: «La donna è portata ad aggrandire il dominio dell’amore, per soddisfare le naturali voluttà. Il disgusto è il castigo dell’eccesso; sempre assetata di nuovo, sempre alla ricerca dell’ignoto nel campo infinito del piacere, ella vuol gustare tutte le ebbrezze, conoscere tutte le specie di baci, cantar tutta la lira di amore, e va, va lontano, più lontano ancora fino all’illecito. Notate però che spesso il solo colpevole è l’uomo. È lui che sveglia nella donna la curiosità delle sensazioni ignorate, ingannandola nella sua aspettativa con la brutalità o la propria perversa impotenza, non servendosi di lei che come un istrumento di piacere, iniziandola ai misteri dell’amore unilaterale, quando non arriva perfino a condurre, dopo libazioni, la sua compagna di un’ora, la concubina, o la propria legittima sposa in una casa speciale per offrirle lo spettacolo di un lavoro, pel quale un largo tappetto di velluto nero è steso sul pavimento, o per sottomettere lei stessa al saffismo. D’allora la caduta è irrimediabile; la donna piglia in orrore l’uomo e l’amore e va ad ingrossare il battaglione delle lesbiche. Ed ecco come molte volte avviene che un marito non possa obbligare la moglie ad un cambiamento di residenza; un altro condurre la sua a prestarsi ai doveri coniugali, e un altro non poter nemmeno riuscire a penetrar nel letto di lei.»

Che il timore della gravidanza fuori del matrimonio, e quello della maternità nello stato matrimoniale, spingano la donna al vizio, è un fatto provato e non dei meno frequenti. Se per l’uomo il celibato non è che una parola, per la donna non è la stessa cosa: la paura di divenir madre ne fa una crudele realtà. Combustione sensuale senza oggetto, disoccupazione del cuore, tale è il suo destino, ora è bene si sappia che il non essere amato deprava. Ed ecco cosa accade, l’abbandonata cercherà nel suo sesso l’anima gemella. In mancanza di marito avrà un’amante, e la tranquillità dal punto di vista della gravidanza.

Ciò esposto, vediamo un po’ quali sono le pratiche dell’amore lesbico.

All’infuori delle pratiche generali, quali baci, introduzione della lingua nella bocca, carezze, palpeggiamenti diversi, l’amor lesbico ha tre modi principali di esplicazione.

Il tribadismo, il clitorismo ed il saffismo.

Il tribadismo è il processo nel quale l’accoppiamento è simulato dal semplice contatto (vulva contro vulva) con accompagnamento di strofinio degli organi genitali esterni.

Il clitorismo è la complicazione di questo processo, introducendo in più nella vulva la clitoride smisuratamente lunga e facente funzioni da membro virile.

Il saffismo o coito boccale è il processo più semplice e più comune, e le donne che vi si abbandonano sono in francese denominate gougnottes.

Vi sono donne i cui desiderii si portano alternativamente sul maschio e sulla femmina.

Accade spesso che una donna, il cui sentimento amoroso, non si svegliava se non pel proprio sesso, incontri un giorno un uomo verso il quale si sentirà attratta, ella potrà amarlo e sposarlo. Nondimeno l’amore per l’uomo della donna le cui inclinazioni sono pel tribadismo, sarà un episodio passaggiero della sua vita, ella si vedrà dopo un certo tempo novamente portata verso il proprio sesso. (Moll).

Il coito normale non basta alla soddisfazione dei bisogni sessuali delle tribadi, ve ne sono molte che si fanno leccare dal marito per ottenere il godimento. Il saffismo del marito è sufficiente molte volte, ma spesso però l’ufficio dell’uomo non può procurare alla tribade la sensazione voluttuosa che ella risente dallo stesso atto praticato dalla donna.

Il dottor Moll fa la seguente osservazione: «Quando due donne vivono insieme, come accade di sovente, l’una di esse soltanto è una prostituta, l’altra in generale resta presso la sua amica sotto le apparenze di cameriera o di coinquilina. Nei rapporti delle donne in fra di loro, la parte attiva e la parte passiva sono spesso bene distinte, è perciò che esse si chiamano l’una padre e l’altra madre. Nel matrimonio legittimo si accorda che l’uomo può permettersi qualche strappo alla fedeltà coniugale, mentre la donna deve conservarsi integerrima; così pure nei legami fra due donne, solo il padre, cioè a dire quella che rappresenta la parte attiva, ha il diritto di avere rapporti con l’uomo.

«Tali legami fra donne si constatano in diverse classi; particolarmente fra le attrici e le kellerine di caffè. Posso inoltre certificare che vi sono pure fra le maritate donne affette da inversioni sessuali, e che, quando l’occasione si presenta loro, non esitano a soddisfare i proprii pervertiti istinti. Ma è soprattutto fra le donne pubbliche, che le tribadi abbondano; so da fonte sicura che il 25 % delle prostitute di Berlino hanno relazioni sessuali con altre donne.»

Il dottor Martineau, parlando appunto di tali legami fra le ragazze che servono nelle birrerie, per dimostrare quanto si amino in fra di loro, dice che trovandosi a corto di danaro «preferiscono pegnorarsi abiti e gioielli, anzichè farsi infedeltà cogli uomini.»

In quasi tutti i paesi del mondo le case di tolleranza sono piene di donne appassionate pel delizioso piacere di Lesbo. Ciò si spiega facilmente per la coabitazione di esseri dello stesso sesso. Dieci, venti, trenta donne d’una immoralità assoluta, riunite allo scopo di sfruttare i piaceri venerei, sotto lo stesso tetto, alla stessa tavola, coricantesi quasi sempre due a due, talvolta tre, nella stessa camera, spesso nello stesso letto, non possono che fatalmente cadere nella pratica saffica.

Molte di esse in sulle prime resistono alle sollecitazioni, di cui sono l’oggetto dalla parte delle loro camerate già destre, e manifestano il disgusto che tale vizio ispira loro, ma poi poco a poco si familiarizzano, tentennano, infine cedono; molte si danno per la prima volta nel dormiveglia dell’ebbrezza, ed in ciò, come in tutto, è il primo passo quello che decide.

La pazzia saffica è stata spinta tant’oltre nelle case di tolleranza che anni fa si constatava che quasi tutte le prostitute rinchiuse a Saint-Lazare, prigione femminile di Parigi, portavano sul corpo inciso il nome di un’altra donna. Pare però che da qualche anno a questa parte simil genere di tatuaggio sia stato abbandonato.

Il saffismo rappresenta una parte importante dei lucri delle tenitrici di case infami nelle principali città del mondo in generale e a Parigi in particolare. Giacchè esse offrono spesso alla curiosità dei clienti delle pantomime lesbiche con viventi quadri plastici, e le donne che fanno da attrici debbono essere addestrate in tutti gli esercizii saffici.

Certe case di tolleranza parigine e londinesi sono conosciute come centri specialmente viziosi, dove le tribadi mondane e demi-mondaines, le tribadi abituali, quelle occasionali e le intermittenti, convengono allo stesso modo che i clienti maschi, e, come questi, pagano la loro entrata, i cui prezzi variano fra cinque, dieci e venti franchi.

In queste case dove prima il saffismo dell’uomo per la donna era praticato su vasta scala, ora è quasi completamente abbandonato. Le donne vogliono darsi esclusivamente ad altre donne, spesso in collettive orgie lesbiche.

Un fatto degno di nota è che le donne delle case di tolleranza tanto portate al saffismo fra di loro, mostrano una certa ripugnanza a praticarlo con donne che non conoscono. È perciò che in certe grandi case le tenitrici hanno cura di prevenire anticipatamente le ragazze che vogliono lavorare presso di loro che debbono prestarsi alle richieste di uomini e donne indifferentemente.

Questa repulsione trova la sua spiega nel fatto che non sempre le clienti femminili sono giovani, qualche volta se ne hanno da cinquanta a settantanni. E queste vecchie si presentano a due a tre insieme, coperto il viso da una maschera, o da un velo impenetrabile per non essere riconosciute, e pagano caro i loro capricci, spesso fino a cento lire.

Tutta una categoria di prostitute libere sfruttano i vizii delle donne, e pescano sfrontatamente nelle strade, ai balli, ai teatri, alle corse, alle esposizioni le loro clienti.

Il saffismo si esercita allora a domicilio, e in camere di passaggio, in appartamenti privati, in certe botteghe di mercerie, di guantaie, di mode, di profumerie, dove possono facilmente convenire le tribadi per vizio e quelle per mestiere.

A Parigi—città speciale in simil genere di pervertimenti—le tribadi hanno i loro restaurants particolari, le birrerie che servono quali luoghi di convegno; esse sono facilmente riconoscibili, vanno sempre due a due, si vestono allo stesso modo, non si lasciano mai, tanto che le chiamano petites soeurs, sono di una gelosia estrema, e si sacrificano tutto l’una per l’altra. Non è difficile di trovare famiglie in tre, in cui il marito rappresenta una quantità molto trascurabile. Più di una tribade ha cavalli e servi che deve a qualche signora del gran mondo!

La sera verso il tardi nelle birrerie e nei caffè concerti si vedono girare ragazzine dai dieci ai quindici anni per vendere fiori, ma non offrono mai i loro mazzettini agli uomini; esse sono semplicemente agenti della prostituzione saffica, in cerca di clienti femminili.

Le lesbiche di professione non si nascondono, anzi vanno sempre in acconciature quasi maschili, coi capelli corti e cappello da uomo senza ornamenti, col fiore all’occhiello, l’andatura da giovanotto, pallide, corrette ed ardite, serene d’impudore, ecco la fisonomia strana, enigmatica e sconcertante che tradisce la tribade avverata.

Oltre che nelle prigioni e nelle case di tolleranza è particolarmente negli ospedali speciali, nei così detti sifilicomii, che si formano i legami tribadici. Ma nelle scuole soprattutto questo vizio si sviluppa. Le ragazzine sono generalmente espansive, piene di abbandono e per un niente si prodigano carezze e baci. Quante volte simili relazioni di collegio, che si giudicavano innocenti, si son viste continuare e rinsaldarsi coll’andar degli anni, e che più di un pretende alla mano di queste giovanette, è stato rifiutato, senza che mai nè lui nè i genitori delle ragazze, hanno potuto indovinarne la causa.

Parecchi autori credono che siasi ad attribuire a questo vizio il contrasto che regna continuamente in talune famiglie. Ciò è verosimile stantechè esistono donne maritate, le quali all’insaputa del marito, intrattengono relazioni con tribadi.

A tal proposito il dottor Dubonnet nel 1877 pubblicò un caso veramente strano. Si tratta di due amiche, le quali avevano fra di loro rapporti sessuali. Una di esse si maritò, e dopo il matrimonio riprese il legame con l’amica la quale divenne incinta!

Bisogna ammettere che la donna maritata aveva, passando dalle braccia del marito in quelle dell’amica, trasportato sulle parti genitali di quest’ultima qualche goccia di sperma!

Ecco, per terminare, un esempio che mostra le predisposizioni al tribadismo: Si tratta di una donna trentenne. Fu deflorata a 15 anni da un giovane che non rivide mai più e che produsse su di lei un’impressione sgradevole. Il ricordo dell’atto sessuale le riusciva penoso. Più tardi fece conoscenza con un altro uomo che le piacque e col quale ebbe rapporti sessuali, trovando questa volta nell’atto genetico una voluttà assoluta. Verso il diciottesimo anno, dopo aver avuto relazioni con diversi uomini, s’imbatte con una giovanetta che l’abbracciò, e le mise le mani sul seno, quest’ultimo palpeggiamento le procurò una vivissima sensazione di godimento.

Poco tempo dopo la sua amica le propose di dormire con lei, e le praticò il saffismo. Le parti furono in seguito invertite, ed esse continuarono a vivere insieme funzionando alternativamente da attive e passive. A partire da tal epoca, questa donna non trovò più alcun piacere con gli uomini. Arrivò perfino a farsi saffizzare da uomini, senza cavarne il minimo godimento.

Il dottore Eram dice che il tribadismo è comunissimo in Oriente: «Per rendersi conto fino a quali eccessi tale pratica può essere spinta nelle donne orientali, non si ha che a pensare alla sedentanea vita che menano: mancanza assoluta di qualunque esercizio, all’ozio, alla noia e soprattutto alla fiducia delle madri che non si preoccupano, nè hanno alcuna sorveglianza per ciò che fanno le loro figlie in queste lunghe ore di solitudine».

Tegg, secondo Mantegazza, cita parecchi matrimonii? fra due donne. Il 5 luglio 1777, comparve a Londra una donna che si vestiva da uomo e che si era già unita in legittime nozze con tre donne. Ella fu esposta alla pubblica gogna.

Nel 1773 un’altra donna travestita da uomo, fece la corte ad una giovanetta per ottenerne la mano, ma senza successo. Il caso più straordinario è quello di due donne che vissero insieme 36 anni. Quella che funzionava da donna non svelò il segreto che al letto di morte.

Il celebre processo del preteso conte Sandor, che non era altri se non la contessa Sarolta, la quale riuscì, sotto spoglie maschili, a sposare una ricca signora nel 1889, viene anch’esso ad accrescere la casistica medica delle inversioni sessuali. Tale processo che è di un interesse eccezionale è riportato in tutti i suoi dettagli nel volume Inversioni Sessuali del dottor Pietro Fabiani, nel quale potranno, quelli che lo desiderassero, trovare più ampie relazioni scientifiche su questa branca delle Psicopatie Sessuali.1