1903, Cesare Lombroso – La psicologia di una uxoricida tribade

Cesare Lombroso, 1903. «La psicologia di una uxoricida tribade», Archivio di psichiatria, scienze penali ed antropologia criminale, Ser. II, n. 24, pp. 6-10.

[p. 6]

LA PSICOLOGIA DI UNA UXORICIDA TRIBADE

Non è molto si discusse alle Assise uno di quei delitti che per la forma complicata e atroce (squartamento preceduto da strangolamento e da avvelenamento), per la condizione e sesso degli autori e per la causa che lo provocarono, è veramente straordinario e merita di essere schiarito dall’antropologia criminale.
Si trattava di certa Celli, di anni 30, cappellaia, che maritata ad un buon giovine, non solo non gli portava alcun affetto, ma si dava ad illeciti amori con uomini e, anche, con donne.
Benché suo marito fosse vittima rassegnata al suo disonore ed ai suoi maltrattamenti, essa era giunta ad un tale senso di antipatia e di odio per lui, che era ricorsa con strana imprudenza alle prime persone in cui s’incontrava perché glielo uccidessero, o annegandolo, o asfissiandolo, dopo ubbriacato, e per ciò giunse a promettere fino 200 lire.
Finalmente, avendo corrotto un giovine nipote di 18 anni con denaro e coll’offrirglisi, gli fece dapprima da costui, fintosi ubbriaco, a bella posta, secondo il suo piano, somministrare un narcotico nel vino; poi, quando il marito cadutone in un torpore profondo, offriva meno resistenza, dapprima cercò strangolarlo essa con tutte le sue forze, poi fece dal nipote compiere l’opera scannandolo con un coltello; indi grossolanamente lo squartarono e ne gettarono le gambe in un fosso e il resto del corpo dentro una specie di sacco o valigia, che prima buttarono nell’acqua (la donna aiutando l’opera vestita da uomo) e poi ripescaronlo per sotterrarlo più opportunamente in una buca a 60 metri dalla loro casa. [p. 7]
Pare che nello squartamento fosse anche aiutata da alcuni parenti suggestionati prima da lei, o col racconto di mali trattamenti, o con promessa del denaro che si sarebbe trovato poi in tasca all’ucciso.
Ma il fatto più curioso in questo è il movente del reato. Data a facili amori, alle mode, ai divertimenti, essa era sopratutto accesa da un morboso affetto per certa Battalini, conosciuta pochi anni prima in un convento di Bassano, donde poi la Celli, per analoghe sconcezze sulle compagne, era stata scacciata.
Per comprendere a qual grado di violenza e di misticismo morboso insieme giungesse questo amore, basti ricordare che quando la Celli era già maritata, volle celebrare colla amasia un secondo matrimonio sull’altare della chiesa del suo paese e davanti a due testimoni, che ne stesero un verbale sottoscritto da quel nipote divenuto più tardi suo complice; e da allora in poi, scacciato dal letto il marito, dormironvi insieme le due donne come fossero coniugi. E fu così che la Battalini sentì più volte la Celli, dopo il delitto, gridare che vedeva l’ombra del marito, che lo sentiva camminare; finché, con una nuova scena mistica, essa le rivelò il segreto del reato, dopo averle fatto giurare sull’altare di tener lo segreto.
Questi fatti basterebbero per dimostrare quanto fosse degenerata quell’assassina, degenerata così, di essere già nelle abitudini sessuali un uomo, e dell’uomo, come vedemmo, mostrò l’energia e vestì gli abiti, e dell’uomo ha parecchi dei tratti fisionomici : faccia allungata, mascella forte, labbro superiore assottigliato, inferiore sporgente in fuori, occhi piccoli, verdognoli, zigomi voluminosi, fronte alta, ma ristrettissima (stenocrotafia), in complesso una fisionomia che ricorda la mongolica; il che tutto s’accorda coi caratteri fissati da me e Ferrero alla delinquente-nata (1). [p. 8]
Queste anomalie e le morbose tendenze della Celli, che si legano chiaramente all’isteria, spiegano come e perché avvenisse il delitto.
I delitti di sangue sono infatti rarissimi nella donna, specialmente in Italia, tanto che la statistica dà appena 3 donne per 100 uomini assassini. Ma il delitto qui assume quella forma speciale di aggrovigliamento di complicazione che io e Ferrero abbiamo notato nella Donna delinquente come caratteristica dei delitti femminili, anche in quelli di sangue (2).
Qui vi fu una lunga preparazione, una scelta di complici, e il delitto di sangue fu preceduto dall’avvelenamento, e da nuovi adulteri col complice.
Ed il fatto dell’amore tribadico, che completa e suggella il carattere virile della donna, rivelato già nella maniera energica con cui compie il delitto, spiega di per sè solo completamente il reato.
Io ho già dimostrato che non solo queste donne amano il loro idolo, ma lo amano così esageratamente, così pazzescamente, come non accade mai nei soliti amori naturali; giungono perfino a ferirsi per potersi far curaro all’ospedale dove è l’amica (3).
È noto come la troppo celebre Ratt… provò a 50 anni un tale delirio d’amore per una sua amica Carlotta, da premeditarne la morte in caso di infedeltà e farle per tempo scrivere che se la avessero trovata morta, non accusassero alcuno, giacché sarebbe stato certo un suicidio. E in alcune lettere le aveva scritto: «Io ti amo, io ti ucciderò senza dubbio, io ti martorizzerò, è probabile, ti sventrerò forse in un momento di collera, ma io ti amo, ed è tutto detto». Parole in cui è evidente la fusione del pensiero di sangue con quello della lascivia (4).
E quando infatti la poveretta cercò sottrarsi alle sue esagerate carezze e sposarsi, essa cercò di farla uccidere dal nuovo marito, che suggestionò di un immaginario prossimo tradimento. [p. 9]
Ora che l’amore della Celli colla B. fosse così esagerato da poterla condurre al delitto, si può arguire dalla strana scena del matrimonio religioso celebrato in chiesa con lei e davanti a testimoni; fatto che rinnova le strane nozze di Nerone con Sporo e di Eliogabalo celebrate con tutte le cerimonie nuziali, davanti al pontefice; la massima meta a cui può aspirare chi ama nel mondo è quello di veder l’amor suo consacrato dal matrimonio, e perciò coloro, in cui esso è diventato un vero delirio monoideistico, non possono immaginare modo che possa di più raggiungere il loro ideale che di dare tale legittima forma ad un amore, tanto più quanto era illegittimo e inconciliabile coll’ordine naturale delle cose. Vero è che nel matrimonio di Nerone con Sporo come in quello di Messalina con l’amante, mentre era vivo il marito, entra per molto quel delirio del despota studiato da Jacoby (La Sélection, Paris, 1879), per cui un uomo arrivato al massimo della potenza e della prepotenza si piace a conseguire le cose che per tutti gli altri sono impossibili ad ottenere.
In questo caso il delirio del despota non influisce affatto, ma lo sostituisce l’isterismo, che, come sua sorella l’epilessia, porta agli atti più inverosimili, più paradossali, specialmente nell’ordine sessuale; e vi entrano anche le abitudini contratte nella vita monastica, d’onde quello strano misticismo che si mescola nella vita e negli atti degli individui e dei popoli per tanti modi alle tendenze sessuali, e di cui un’altra prova è il fatto che essa prima di rivelare il suo delitto all’amica, la ricondusse di nuovo al pronubo altare per farle giurare il segreto — il segreto di un delitto.
L’isteria insieme all’amore nefando, di cui è uno degli effetti, spiega l’odio esagerato e sproporzionato per il marito, che le fa non solo meditare, ma eseguire un atto così poco adatto all’energia femminile, come quello di squartare in pezzi quest’uomo che nulla di male le aveva fatto, e mentre prima di questo fatto non aveva manifestato alcuna tendenza ai reati di sangue; l’odio, l’antipatia [p. 10] irrefrenabile è un frequentissimo carattere degli isterici, ed io con alcuni malati la vidi spinta al punto di procurare il vomito alla vista della persona della stessa statura, o voce, e perfino a chi portava una veste simile a quella della persona odiata.
E quanto fosse morbosa questa tendenza, lo mostra quella specie di ruminazione, di assaporamenti preventivi del crimine, di cui diede prova con l’aver tenuto da parte per molto tempo nella sua camera l’immagine di un carnefice che squarta una vittima, come ella fece, mentre un terzo seguiva, pregando, il sanguinoso spettacolo.
Così anche qui il delitto più atroce si intreccia e confonde colle forme più morbose della psiche. E’ analogo a questo assai probabilmente un delitto per cui tutta Italia ora è commossa.

C. LOMBROSO

 

 

NOTE [nell’originale, a piè di pagina]

(1) C. LOMBROSO e G. FERRERO, La Donna delinquente, 2a ed. — Torino, Fratelli Bocca, 1903.

(2-3-4) LOMBROSO e FERRERO, op. cit.

 

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