1907, Iwan Bloch – L’omosessualità femminile

Iwan Bloch, [1907] 1921. «L’omosessualità femminile», in: La vita sessuale dei nostri tempi nei suoi rapporti con la civiltà moderna, Torino: Soc. Tip. Ed. Nazionale, pp. 407-415.

 

L’originale era in: Das Sexualleben unserer Zeit in seinen Beziehungen zur modernen Kultur, von Dr. med. Iwan Bloch. Più volte pubblicato a Berlino presso i tipi di Louis Marcus almeno dal 1907; in Italia dal 1910 in poi (ad esempio nel 1911, 1912, 1913, 1921, ecc.). 

La traduzione italiana fatta dal dottor Mario Carrara è sulla decima tedesca (ma vi sono aggiunti tre capitoli originali postumi di Cesare Lombroso su: L’amore nel suicidio, nel delitto e nella pazzia). Del   capitolo XIX («Il mistero dell’omosessualità»), pp. 381-415 qui le due parti: «L’omosessualità femminile» (pp. 407-411) e «Teoria dell’omosessualità» (pp. 412-415). Trascrizione di N.M. 

 


 

 

 

L’omosessualità femminile
[NdR: all’interno del CAPITOLO  XIX: “Il mistero dell’omosessualità”, pp. 381-415]

[…]

Minore importanza ha l’omosessualità nelle donne, le così dette [fine p. 407] urninde, o Lesbiche, o Tribadi, il cui numero è anche certamente minore di quello degli urningi; invece la pseudo omoses­sualità è più frequente tra le donne in età avanzata. Pare che alla donna eterosessuale riesca più facilmente che all’uomo l’assumere abitudini omosessuali, forse perchè anche tra donne eterosessuali le carezze e ,le affettuosità sono assai più frequenti, e quindi più facilmente esse si intensificano e si trasformano in un’omosessualità vera e propria.

Tuttavia, benché più rara, l’omosessualità congenita esiste cer­tamente anche tra le donne, e compare, conte negli uomini, nella prima fanciullezza, spesso mollo tempo prima della pu­bertà… Allora la ragazza per lo più si distingue dalle compagne eterosessuali anche per l’aspetto esterno, pei caratteri fisici, pel minor sviluppo del petto, per la minor larghezza del bacino, per la comparsa di barba, per la voce bassa, ecc. Tuttavia questi caratteri rivelatori possono anche mancare e la ragazza non si distingue per altro che per l’anormale direzione del suo istinto. Ma certo, come ho detto, queste tipiche omosessuali per disposizione congenita sono, per rispetto a tutte le tribadi e pseudo lesbiche, in minima proporzione.

Questa «comunicazione», che mi vien mandata da una di esse, illustra bene, mi pare, i rapporti tra le due forme di omoses­sualità, la congenita e la pseudo-omosessualità.

Pensieri di un’originale!

Nata in campagna, da un negoziante, io presentai presto una natura fantastica e sognatrice, con una vaga ma insaziata aspirazione a qualche cosa di ignoto, di bello, di grande: a diventare cantatrice o artista. A 12 anni ero già donna, ben sviluppata ed attraente, benché in realtà ancora mezzo-bambina, sempre desiderante un’amica, un’amante femmi­nile che mi potesse baciare ed accarezzare e alla quale io potessi guardare con devoto alletto. A 13 anni fui messa in pensione in città presso una parente dove frequentai per un anno una scuola femminile, senza poter realizzare niuno dei mici sogni: anche perchè mia madre, che era rimasta vedova con sei figli, si trovava in disagiate condizioni econo­miche. A 24 anni fui mandala pel mondo a guadagnarmi la vita, ignara dei suoi pericoli, dei suoi intrighi e delle sue colpe. Entrai come dama di Compagnia presso una vedova di circa 60 anni, che dapprima non mi riuscì simpatica, ma poi mi trattò così bene e veramente maternamente che io, che son di natura affettiva e tenera, me le affezionai; io era proprio la sua custode: doveva ogni sera condurla a letto, e poi dormire accanto a lei e accarezzarla in letto nelle gambe, non capiva bene perchè; ma una sera ella stessa guidò la mia inesperta mano in una riposta regione, e allora compresi che la mia sessantenne protettrice si procurava ancora sensazioni erotiche. Sentii difatti come ella fremeva [fine p. 408]  e palpitava sotto alla mia carezza, c mi stringeva violentemente a se… Ma io non sentii nulla, forse per la sproporzione di età, forse perchè più che da un amore sessuale aspirava ad un’affinità psichica, da cui poi quello derivasse e si svolgesse. E come frequentava la nostra casa un gio­vane negoziante, che incominciò a corteggiarmi, poco dopo detti a lui tutto quello di meglio che una ragazza può dare. Egli mi possedette veramente con brutale voluttà: io, illusa ch’egli mi sposasse, mi diedi a lui, ma senza provare piacere. Senonchè un bel giorno il mio seduttore mi di­chiarò che voleva sposarsi; mi chiese di restituirgli l’anello e volle indenniz­zarmi con danaro. Io, sdegnata, confusa e vergognosa, feci ciò ch’egli volle, e senza confessar nulla alla mia principale, lasciai la casa e mi posi a vivere sola e indipendente. Quando venni a Berlino e imparai a conoscere qualche cosa dell’amore omosessuale, cercai anch’io un essere che mi corrispon­desse; ma l’omosessuale che imparai a conoscere era così «brutalmente» sensuale, ch’io non ne ritraeva piacere, malgrado le mie tendenze omoses­suali. Soltanto nel baciare le labbra di una donna simpatica, io provava piacere… e mi innamorai di molte donne leggiadre, appunto pel desiderio di baciarle e di toccarle. Soffrii alcuni anni sono – avevo già passato i quaranta – una grave malattia addominale o nervosa, che durò un paio d’anni; ma anche dopo fui ripresa dal mio istinto e dal desiderio di amore omosessuale, sempre cercando un piacere ed una felicità che non aveva ancor potuto raggiungere. Alcune settimane fa imparai a conoscere una donna, il cui marito era impotente, mentr’ella era molto appassionata: ella era simpatica ma poco colta, e un po’ volgare: aveva però una relazione con un’amica, come lei incolta, ma altrettanto ardente e sensuale per cui sostituiva sempre, ogni notte, presso di lei il marito in pratiche sessuali invertite: il marito vi consentiva anche perchè quello spettacolo era per lui ancora eccitante; e siccome era pittore, riproduceva poi le piccanti scene anche perché nella sua casa accorrevano poi molte omosessuali a vederle.

Questa donna, per quanto così caduta in basso, era tuttavia felice perché aveva trovato modo di sfogare il proprio istinto è di soddisfarlo in dolci sensazioni: potessi anch’io seguire il mio destino, e trovare nella mia strada chi mi desse la stessa gioia; lo spero, ma non lo credo!

A qual genere appartengo io dunque?

Domina dunque nella vita di questa urninde una certa ten­denza ideale ed un’istintiva ripulsione per l’uomo, spesso più accentuato in queste tribadi, ch’io chiamo femminili, che non in quelle che per contrapposizione chiamo mascoline, il cui prototipo è Rosa Bonheur: queste ultime si sentono già fin nella prima fanciullezza ragazzi [1] preferiscono la compagnia di ragazzi e per tutta la vita, malgrado le loro tendenze omosessuali, conservano una viva simpatia per gli uomini. Tuttavia [fine p. 409] anche nelle urninde della prima specie, le femminili, accade altrettanto: come se insomma le pure urninde non fossero così spiccatamente ed esclusivamente omosessuali conte i puri urningi. Si giudichi da questa confessione di un’omosessuale conge­nita [2]:

Non io nego qualsiasi valore alla vita! anzi! un uomo assai altolocato mi largisce una multipla, varia, psichica simpatia: e i miei amici mi amano e han bisogno di me: io mi interesso ai loro affari e i nostri rapporti reciproci assumono quella più bella e disinvolta forma, improntata a viva mutua simpatia, che i francesi chiamano «amitié amoureuse», ed una certa armonia intima e psichica si può stabilire anche tra me e un uomo.

Ma nei riposti silenzi del mio animo una dolce melodia risuona, e tutte le più dolci sensazioni che le «amitiés» mi danno si concentrano in me e si trasformano in energia creatrice; le estasi del mio petto prendono forme ed aspetto: l’istinto mio sessuale si spiritualizza e defluisce come un’argentea. chiara fonte, scaturiscono e ribollono passione e fervore, e la mia anima d’«eccezione» mi butta in mezzo ai dolori ed ai tormenti…

Il bisogno di rapporti psichici con uomini è dunque certamente più vivace nelle donne omosessuali che la corrispondente tendenza degli urningi per le donne. Non a caso nel movi­mento femministico le donne omosessuali hanno così notevole parte [3]: un autore, l’Arduin [4] pretende addirittura che quella che si chiama la «questione femminile» concerna in gran parte i destini delle donne omosessuali virili. Ma resta dubbio, perchè nessun documento o alto pubblico e letterario lo attesta, che – secondo ritiene l’Hammer [5] – l’ardente odio per gli uomini che fa da contrapposto all’antifemminismo del gruppo maschile, scaturisca proprio specialmente dal gruppo ùrnico del moviento femminista. Anche molte donne omosessuali, assai intel­ligenti, mi hanno assicurato che non era remota da loro una tale ostilità per gli uomini, almeno «in principio»; come, mutatis mutandis, la misoginia viene elevata e ricostruita a sistema vero e proprio dal lato etero ed omosessuale. Ad ogni modo, il movimento femminista ha certo molta importanza per la diffusione della psudo-omosessualità, come vedremo tra poco.

Le condizioni individuali e sociali degli urningi femminili,  [fine p. 410]  sono press’a poco eguali a quelle dei maschili: cioè anche tra di essi vi è tutta una scala dal puro platonismo sino all’ardente sessualità. Catulle Mendès, nelle sue Protectrices, ha appunto schizzato le figure di tribadi platoniche: son distinte signore che si danno il lusso di avere una «protetta», di solito un’artista da teatro, con la quale scambiano significanti occhiate durante la rappresentazione, alla quale pagano «le note», con la quale vanno a passeggio senza che trascendano ad atti sessuali con esse. Invece, in altri casi, vi han proprio rapporti sessuali – baci, abbracci, frizioni ai genitali, cunnilinguo, il così detto sa­f[fi]smo, in cui una parte è attiva, il «padre»; l’altra, la «madre», è passiva.

Le unioni di tribadi sono spesso molto passionali e durature, come veri matrimoni. Il d’Estoc ne ha vista una durare trent’anni; però le omosessuali cambiano più spesso degli omosessuali o delle omosessuali mascoline. Una vecchia tribade, di cui ho potuto consultare la corrispondenza, ha mutato «liaison» tre volte in quattro anni. La gelosia vi domina ancor più che nelle relazioni eterosessuali e vi semina accanto alle gioie abbondanti dolori: ne è oggetto quasi sempre una tertia, quasi mai un tertius.

Come gli urningi, anche le tribali hanno i loro convegni sociali a giorni fissi: io intervenni ad uno di essi a cui assi­stevano quattro pure omosessuali ed un omosessuale: hanno locali di riunione e balli nei quali le trihadi mascoline portano costami da uomo [6] ed hanno, come anche in casa loro, sopranomi maschili. Vi sono anche prostitute, che non servono che ad urnindi, specialmente a Parigi. Si chiamano gouines o gougnottes, o «cavalieri del chiaro di luna». E in Parigi vi sono persino postriboli di tribadi [7].

[fine p. 411]

Appendice. Teoria dell’omosessualità

La omosessualità congenita e permanente è proprio esclusiva all’umanità: chè se negli animali si possono riscontrare atti omosessuali, non vi è però, o non s’è potuta dimostrare, vera omosessualità [8]. Non possediamo perciò nessun filogenetico punto d’appoggio per spiegare l’omosessualità, la quale è anche fondamentalmente diversa dalle altre perversioni sessuali, il sadismo e il masochismo, in quanto che queste ultime rappre­sentano estreme forme biologiche, anormali esagerazioni dell’istinto sessuale fisiologico dentro la vita eterosessuale, e sopratutto nel campo della sessualità. Invece l’omosessualità è una deviazione dell’istinto e dell’essenza stessa della sessualità.

Non possiamo definire l’omosessualità semplicemente come la comparsa o la presenza di un’anima sessualmente femminile in un corpo maschile, o inversamente di un’anima sessualmente maschile in un corpo femminile, perchè resterebbero esclusi da tale definizione gli urningi «virili» e le tribadi che si conser­vano ancora femminili. Meglio è definire più comprensivamente la omosessualità una sessualità non corrispondente alla struttura organica.

La omosessualità trova però un Fondamento organico quando si associa in uomini alla presenza di caratteri sessuali secondari femminili, o nelle donne con caratteri accentuatamente virili. Ma ancora non compiutamente. Perchè la teoria delle forme intermediarie enunciata dall’Hirschfeld, la contemporanea presenza di caratteri femminili e maschili, può bensì valere per spiegare la bisessualità; cioè un istinto sessuale non decisamente pronuncialo nè in una direzione ne nell’altra, ma non per una sensibilità sessuale unilaterale, spesso precocemente insorgente prima della pubertà e rivolta soltanto al proprio sesso. Oltracciò talora, anche in individui eterosessuali, l’aspetto esterno presenta tale mistione di caratteri maschili e femminili. [fine p. 412]

Detta teoria «della graduale trasformazione» o delle forme intermediarie dell’Hirschfeld, a cui si è del resto associato anche il Krafft-Ebing nel suo ultimo lavoro, che considera i fatti omosessuali come una graduale trasformazione di caratteri, erroneamente ricollegandoli a forme tipiche di ermafrodi­tismo, non spiega che una parte dei casi di omosessualità con­genita primitiva. Ma non basta a spiegare quei casi di omosessualità nei quali manca qualsiasi deviazione dal tipo, nei quali, per esempio, individui maschili con normale struttura organica maschile, si sentono decisamente omosessuali fin dalla fanciullezza, già molto tempo prima della pubertà. E sono ap­punto questi casi i più difficili da spiegare: Hic Rhodus, hic salta!

«L’anima femminile in corpo maschile» di Ulrich, vale per gli urningi effemminati, o femminili, com’egli era. Ma forse la maniera di sentire degli omosessuali virili è «femminile»? Per ciò forse si parla di un «terzo» sesso? Queste son difficolta non ancora solute!

E come avviene che gli organi interni centrali negli omoses­suali non corrispondono agli organi sessuali periferici o esterni, sebbene embriologicamente questi ultimi si formino molto innanzi ai primi, in modo che i centrali si dovrebbero – e non lo fanno – foggiare sui periferici? Non possiamo rendercene ragione che ammettendo che questa connessione tra gli uni e gli altri sia interrotta per l’intervento di un terzo momento, il quale agisca sugli organi centrali indipendentemente dalle ghiandole germinative.

Vorrei formulare così questa nuova teoria:

1. I1 cosidetto stadio «indifrerenziato» dell’istinto sessuale (Max Dessoir) può spesso mancare quando l’istinto sessuale prima della pubertà si afferma recisamente in una data dire­zione eterosessuale od omosessuale.

2. Una teoria critica dell’omosessualità deve anche spiegare i casi estremi, soprattutto la omosessualità maschile consistente in una completa virilità.

3. Gli organi genitali e le glandole germinali non possono essere gli elementi che «determinano» il sesso, perché l’omosessualità si svolge anche in individui forniti di genitali nettamente maschili e di testicoli; né può esserlo il cervello per sè perchè l’omosessualità pura si sviluppa anche malgrado ogni sorta di influenze etero-sessuali spontanee e provocate intenzio­nalmente nel pensiero e nella fantasia.

4. Perchè l’omosessualità come tendenza e non come istinto [fine p. 413] di specie, compare e molto prima della pubertà, avanti che le glandole germinative inizino la loro specifica attività, si può sospettare che negli omosessuali si alteri un complesso di fun­zioni connesse con la «sessualità», ma non in diretto rapporto con le glandole germintive e corrispondentemente muti la dire­zione dell’istinto sessuale.

5. Sarebbe forse più ragionevole pensare ad influenze chimiche, o ad alterazioni nel chimismo della tensione nervosa, che però certo è in gran parte indipendente dalle glandole germi­nali, tanto vero che può conservarsi nei castrati e negli eunuchi. Del resto tale chimismo non è ancora abbastanza chiaro nella sua vera essenza.

Nuovo fondamento e attendibilità a tale concetto han recato le recenti ricerche di Slarlings e Krehls [9], comunicale nel 1907 alla riunione dei naturalisti tedeschi in Stuttgart, sulle alterazioni delle correlazioni chimiche nell’organismo, specialmente sulle alterazioni delle azioni chimiche promananti dagli organi sessuali, sui cosi detti «ormoni sessuali» secondo la nomenclatura dello Starlings.

Ma io credo che codesta stessa contraddizione, per cui un’anima femminile può albergare in un corpo maschile, del resto nor­malmente costituito sotto il rapporto anatomico, potrebbe venir spiegata e risoluta ammettendo appunto codesto terzo fattore derivante da alterazioni embrionali del chimismo sessuale. Ciò spiegherebbe anche conte l’omosessualità compare cosa sovente e come un fatto isolato, in famiglie perfettamente sane, senza precedenti ereditari nè degenerativi.

D’altra parte, non si capisce affatto perchè e come il Römer chiami e consideri invece l’omosessualità un fatto di «rigene­razione».

Senonchè, qui incomincia appunto l’enigma dell’omosessualità: la mia teoria spiega soltanto i fatti e i rapporti probabilmente fisiologici dell’omosessualità meglio e più naturalisticamente che non le altre teorie; sia anch’essa non può chiarire la causa primitiva, originaria dell’omosessualità.

E come, secondo ho giù rilevato in un precedente capitolo, le differenze sessuali van sempre più accentuandosi ed [fine p. 414] approfondendosi nella civiltà moderna, più come effetto di questa che non come un semplice fatto naturale, ne deriva che tutti gli stadi sessualmente indifferenziati, tutti gli stadi di passaggio sessuali, sono caratteri primitivi. Con ragione il von Mayer ritiene che l’omosessualità fosse, nell’umanità primitiva, molto più diffusa di ora, dacchè la civiltà ha meglio individuato e differenziato gli istinti sessuali.

Certo l’individuo omosessuale ha lo stesso diritto di esistere dell’eterosessuale; ma tanto per la riproduzione che pel pro­gresso della civiltà l’omosessualità ha punta o ben poca impor­tanza perchè contraddice, com’è chiaro, alle prime necessità della riproduzione della specie. Mentre la civiltà, in quanto risulta dal lento accumularsi del lavoro delle varie epoche, deriva direttamente e necessariamente dall’eterosessualità, che conserva e infutura i «valori psichici» attraverso le generazioni in una ininterrotta continuità.

Gli istinti mono, od omosessuali, così limitati dunque al pro­prio «io» o al proprio sesso, sono essenzialmente disteleologici ed antievoluzionisti, e quindi anche estranei allo sviluppo indi­viduale normale [10].

Infatti, molti omosessuali, almeno i più nobili ed intelligenti di essi, hanno una certa coscienza di questa vanità ed inutilità funzionale della loro «maniera di sentire», di questa loro «incongruenza» nella vita: coscienza che essi esteriorizzano spesso in un disperato e triste pessimismo. Anche il celebre Numa Praetorius riconosce [11] che l’amore per l’opposto sesso, fondato nell’istinto eterosessuale della maggioranza degli uomini, ha raggiunto un tale sviluppo, un tale raffinamento e una tale importanza, che l’amore omosessuale non può avere di fronte ad esso che una posizione affatto subordinata.

[fine p. 415]

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NOTE [NEL TESTO, A PIE’ PAGINA]

[1] Cfr. «Die Wahrheit über mich. Selbstlbiographie einer Konträrsexuellen» in Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, 1901, vol. iii, p. 292-307,

[2] M. F., «Wie hich es sehe », Idem, pag 308-312.

[3] Cfr. ANNA RÜLING  «Welches Interesse hat die Fraunenbewegung an der Lösung des homosexuellen Problems?» Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. vii, pag. 131-151.

[4] ARDUIN, «Die Fraueufrage und die sexuellen Zwischenstufen»; Idem. 1890, vol. ii, pag. 211-223.

[5] W. HAMMER, Die Tribadie. Berlin, 1906, pag. 97.

[6] Vedi la descrizione di un ballo di urnindi fatta da M. HIRSCHFELD, Berlins drittes Geschlecht, pag. 56-57.

[7] Cfr. MARTIAL D’ESTOC, Paris Eros, p. 59 e seg.

[8] Cfr. F. KARSCH, «Päderastie und Tribadie bei den Tieren auf Grund der Literatur» in Lehrbuch für sexuelle Zwischenstufen, 1900, vol. ii, pag. 126-160; P. NÄCKE «Die Päderastie bei Tieren», in Archiv für Kriminalanthropologie, vol. xiv, pag 361-362

[9]Se pure, dice il Krehl, molte sorta di cellule possiedono giù congenitamente un particolare marchio corrispondente alla natura maschile o femminile, esse tuttavia acquistano ed esercitano il loro particolare ufficio in una data direzione sotto la contraria influenza delle ovaie e dei testicoli.

[10] Ciò ha sostenuto specialmente MAX KATTE (Jahrbuch f. sex. Zwisch., iv), ma senza tener conto di tale punto di vista evoluzionista. E cosi HANS FREIMARK, che considera l’omosessualità come forma di passaggio ad uno stato, in cui «gli uomini non ricorreranno più al brutale contatto» per la riproduzione.

[11] Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vi, 513.

 


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