2007, “McQueen” – Note sul Lesbian Pulp

Note sul Lesbian Pulp

di MacQueen [pseudonimo], per LesWiki

Pulp’ come il tipo di carta di bassa qualità sulla quale venivano stampati questi romanzi, simili agli Harmony nostrani. Li potevi trovare nelle edicole, o in vendita nelle stazioni degli autobus di lunga percorrenza. Catturavano la tua attenzione con copertine sgargianti, donne seminude ammiccanti e titoli a sensazione. Ma erano anche sufficientemente tascabili per permetterti di nasconderli, almeno fino all’arrivo a casa, quando finalmente potevi gustarteli in santa pace. O te li leggevi nascosti in mezzo ad un quotidiano semipiegato nel retro di un autobus. A comprarli non erano solo gli uomini, ma anche donne che ‘interpretavano’ sufficientemente il messaggio delle copertine, trovandoci quello che cercavano…

L’età d’oro del pulp negli Stati Uniti sono gli anni ’50 e  ’60. La società americana in quell’epoca propone un’immagine della donna tutta casa, fornelli e cura dei figli. Una donna rigorosamente eterosessuale. Il pulp è diverso: è anarchico, osa dire le cose come (a volte) stanno. Nel pulp, e in misura anche maggiore nel pulp a tematica lesbica, la donna si rivela un animale, preda di passioni incontrollabili e in balìa delle proprie pulsioni sessuali. Passione ‘incontrollabile’ per eccellenza, nel lesbian pulp è quella che porta una donna nelle braccia di un’altra donna.

Una relazione di questo tipo, secondo le convenzioni eterosessuali,  può essere solo di breve durata, o una peccaminosa fase adolescenziale o costituire un intermezzo fra due uomini. E’ destinata a finire, e la donna (di solito la più adulta o la più ‘esperta’) che aveva ‘corrotto’ la più giovane e/o innocente, può solo finir male o farsi saggiamente da parte. E infatti l’amore lesbico nel pulp è connotato da termini come ‘odd’, ‘strange’, ‘deviant’, ‘perverse’ e via debosciando,  in un turbinìo di scenate, letti sfatti e decolletè da maggiorata. Il lesbian pulp a suo modo si propone cioè di impartire un insegnamento morale molto chiaro inneggiando all’eterosessualità come unica fonte di salute mentale. Chi scrive il pulp? Uomini per lo più, anche se molte donne (lesbiche) creano classici del genere.

Fra le prime autrici di lesbian pulp troviamo Vin Packer (nome macho per eccellenza dietro al quale si nasconde la femminilissima M.E. Kerr) con ‘Spring Fire’. Gli pseudonimi sono molto diffusi: Claire Morgan, l’autrice di ‘The price of salt’, altri non è che la famosissima Patricia Highsmith. Marion Zimmer Bradley ne usa addirittura quattro: Morgan Ives, Miriam Gardner, John Dexter e Lee Chapman.

Nel genere rientra agevolmente anche il lavoro di Ann Weldy, che srcive col nome di Ann Bannon. Le avventure della sua eroina, Beebo Brinker, propongono la vita e gli amori di una butch. Lo sfondo è l’avventuroso Greenwich Village degli anni ’60, dove Beebo spesso ottiene esattamente la donna che aveva desiderato. E poi quella successiva, e poi quella dopo ancora… Insomma, in questa saga troviamo quasi un ‘e vissero felici e contente’, a differenza di quanto avviene invece nella maggior parte del pulp.

 Approfondimenti:

  • Ann Bannon, Beebo Brinker, Odd girl out
  • Patricia Highsmith, The price of salt
  • Marion Zimmer Bradley, I am a lesbian, Knives of desire, The strange women, My sister my love
  • Jaye Zimet, Strange Sisters. The Art of Lesbian Pulp Fiction, 1949-1969, New York: Viking Studio, 1999
  • http://www.strangesisters.com

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